di Alessandro DISTANTE
In questi giorni hanno fatto il giro dei social e delle tv locali alcune immagini di una aggressione verificatasi nella centralissima Piazza Cappuccini. Un uomo ha picchiato una donna, rea non si sa di cosa. La scena è stata ampiamente documentata da riprese fatte con i telefonini dei numerosi presenti; il filmato ha messo in evidenza la presenza di un vasto pubblico che guardava e, a sua volta, riprendeva o fotografava quanto stava accadendo prima che qualcuno intervenisse per sedare gli animi. Prima di tutto spettatori o, tendenzialmente, solo spettatori?
Il tempo da noi trascorso a vedere attraverso lo schermo, non tanto televisivo quanto del cellulare, ci porta a confondere il mondo al di qua da quello al di là dello schermo. Ci sembra sempre, e comunque, che il nostro ruolo sia quello di spettatori, in grado di guardare, registrare ma senza poter o dover intervenire.
Accade anche durante i concerti: tutti con il cellulare a fotografare e filmare perdendo l’occasione di vedere “dal vivo” la star che si esibisce.
Il ruolo passivo di spettatori ci allontana, così, dalla vita reale e da quella attiva ed accentua quella pericolosa tendenza a rimanere sempre più indifferenti. Le immagini del genocidio palestinese, le distruzioni di intere palazzine per la guerra in Ucraina, le morti nel Mediterraneo per naufragi di barconi di disperati ci fanno vedere tanto orrore con il quale finiamo per “familiarizzare” e contro il quale non possiamo fare nulla.
Lì, davanti allo schermo siamo passivi spettatori sempre più anestetizzati.
Spettatori siamo stati in Piazza Capuccini, intenti soprattutto e innanzitutto a filmare, a documentare, a guardare, ma senza che ci sia venuto spontaneo e naturale intervenire.


