
Ricordo come fosse ieri quelle sere d’estate nelle nostre campagne, quando il sole ormai era sparito dietro l'orizzonte e il cielo si tingeva di un blu profondo. Avevo forse 8-9 anni, e tutto intorno a me si animava di un suono magico: il canto incessante dei grilli. Ero seduto sotto un albero di noce, con le gambe incrociate e gli occhi rivolti verso le stelle che lentamente cominciavano a spuntare, mentre il canto delle cicale pian piano terminava, ed iniziava un'altra sinfonia musicale. Il suono dei grilli mi faceva compagnia, raccontava storie silenziose di notti antiche e di campi infiniti. Spesso chiudevo gli occhi e immaginavo di essere un piccolo esploratore in mezzo a un bosco, dove ogni grillo era il messaggero di un segreto della natura. Quella musica naturale mi rassicurava, un ritmo che batteva insieme al mio cuore di bambino, lento e felice. Quella melodia non voleva mai smettere ed io rimanevo lì con le luci di Tricase sullo sfondo, immobile, ad ascoltare in silenzio, come se quel canto fosse la colonna sonora perfetta dei miei piccoli sogni. Ancora oggi, quando sento i grilli lontani, mi basta chiudere gli occhi per ritrovare quella pace, quella magia di quando ero bambino e le sere d’estate sembravano infinite.
Donato Musio
Grazie Donato,
per il suo contributo lirico dedicato a questi insetti simili alle cavallette ma dal corpo più tozzo, focalizzando l'attenzione soprattutto sul loro frinìto, senza dubbio la loro nota più appariscente. Tuttavia, si farebbe un grave torto relegare i grilli solo a cantanti della natura, trascurandone il ruolo ecologico fondamentale: questi esserini, prevalentemente fitofagi ma anche onnivori, partecipano attivamente alla stabilità delle catene alimentari e, con la loro operosa attività di decomposizione, contribuiscono a mantenere la fertilità degli ecosistemi in cui vivono.
Il verso del grillo, meno invadente di quello delle cicale, si distingue per una frequenza più bassa, un'intensità soffusa e una cadenza intermittente.
Il suo canto, come un delicato sottofondo, si fa ascoltare e, dopo qualche minuto, l’orecchio si assuefa, trasformando le calde serate tardo-primaverili ed estive in una sorta di concerto naturale. Non poteva essere altrimenti per un musicista che produce suoni grazie ad un raffinato meccanismo biologico: il maschio adulto, unico “solista” dello spettacolo, utilizza un vero e proprio violino naturale, sfregando un complesso di creste (plectrum) situato su un’ala contro una raschietto (lima) sul bordo dell'altra ala, generando vibrazioni amplificate da membrane risonanti. In più, solleva le ali per intensificare il suono, proprio come un violinista solleva l’archetto sulle corde. Questa melodia non è solo arte: serve ad attrarre le femmine e a intimorire eventuali rivali nel corteggiamento, sacrificando di fatto la "modalità volo" delle ali in nome dell’amore.
Il fascino del canto dei grilli si amplifica poiché si esibiscono di sera, nascosti tra le ombre e l’erba, ricreando l'atmosfera di una vera e propria serenata. D'altronde il canto, eseguito quando le peggiori fatiche dall'afa della rovente giornata estiva sono ormai terminate, viene associato al ristoro. Tra l'altro, essendo dolce, fresco, rilassante e pacifico, concilia il sonno. Ma senza dubbio il fattore che gioca un ruolo fondamentale per questa buona nomea è che il grillo si porta appresso sin dall'antichità nelle culture popolari di quasi tutto il mondo. In Cina viene allevato come portafortuna e si dice che incontrarne uno possa esaudire un desiderio. Nelle corti imperiali cinesi e giapponesi i grilli erano allevati come "animali domestici" allo scopo di deliziare le famiglie e le concubine imperiali con il loro dolce frinire, ospitati in alloggi raffinati ricoperti all’interno da una malta speciale ed arricchiti da decorazioni e suppellettili, come piattini in ceramica in cui si disponeva il cibo e l’acqua necessari. In Brasile la presenza di un grillo verde indica buone speranze; se nero, invece, una malattia; se canta in continuazione, l'arrivo di una gravidanza. Nelle Isole Barbados il grillo canterino è segno di imminente guadagno e ucciderlo può causare gravi perdite economiche. Anche da noi in Italia il grillo ha intrecciato il suo canto con credenze che vanno dalla prosperità al cambiamento climatico. In molte parti del globo, per la sua capacità di deporre molte uova, il grillo è simbolo di fertilità ed indicatore del cambiamento delle stagioni.
Letteratura e poesia celebrano la presenza di questo insetto come eco della ciclicità della vita e della speranza. In "Mi ritrovo in questa stanza" di Pier Paolo Pasolini, il canto dei grilli rappresenta la speranza e la continuità dopo un momento di profonda disillusione. Giovanni Pascoli, nella poesia "Romagna", lo dipinge come voce che perpetua immagini di quiete rurale ("udia tra i fieni allora allor falciati/de’ grilli il verso che perpetuo trema"). Carlo Collodi ne "Le avventure di Pinocchio" addirittura inventa un personaggio, Il Grillo Parlante, con cui ha dato un volto di coscienza a chi, pur fragile, cerca di orientarsi nel mondo.
Malgrado il loro stile di vita prevalentemente terrestre, i grilli sono lo stesso agili e sfuggenti, perché camminano e, soprattutto, saltano grazie a possenti zampe posteriori. Pare lo sappiano fare molto bene non solo tra i campi, ma anche sulle nostre tavole. Una delle ultime frontiere dell'alimentazione sostenibile ci propone la farina di grillo come alternativa proteica, ricca di nutrienti ed a basso impatto ambientale. In un mondo in cui aver "grilli per la testa" significa avere idee strane o bizzarre, l'idea di metterli nella pancia potrebbe sembrare l'apice della stravaganza. Tuttavia, il consumo di insetti è una pratica diffusa in molte culture e potrebbe rappresentare una soluzione concreta per le sfide alimentari future. Se innamorarsi provoca le famose "farfalle nello stomaco", potremmo coniare un nuovo modo di dire, in onore di questa avventura culinaria: avere "grilli nello stomaco" come sinonimo di un amore per il cibo audace, innovativo e forse anche ecologico. Un amore che spinge ad esplorare nuovi sapori, superando pregiudizi e aprendosi ad un futuro alimentare che potrebbe essere più ricco di quanto immaginiamo.
Alfredo Sanapo


