di Giuseppe R. PANICO

I tanti lavori degli ultimi anni ed ancora in corso, in gran parte finanziati con fondi PNRR,  nell’ambito di un debito pubblico di oltre i tremila miliardi e di circa ottanta miliardi annui di soli interessi, stanno dando a Tricase, pur fra perplessità, riprogettazioni e costi aggiuntivi, una nuova immagine.

Il contemporaneo allargamento della SS 275, con ben 4 corsie, renderà poi più sicuro e veloce il traffico verso Nord. La prosecuzione della stessa SS 275 verso Sud, con un nuovo e più scorrevole tracciato a due corsie (molto discusso e considerato spesso superfluo), renderà disponibile un altro collegamento, oltre ai sei principali già esistenti, che dalla congiungente Tricase-Marina di Ugento (circa 30 km) si dilungano in un imbuto verso il Capo (due litoranee, due tracciati ferroviari, vecchia 275, SS 274, SP 81).

I lavori in corso sulla FSE Sud Salento (Maglie-Gagliano-Casarano), da decenni così scarsamente utilizzata e così impattante nei comuni che attraversa, favoriranno ancor più il trasporto passeggeri, da tempo sviluppatosi su più rapidi mezzi privati e pubblici autobus. A fronte di una così ampia rete di trasporto, permane comunque una ben scarsa esigenza di movimentare merci e passeggeri. Le marginali attività produttive, il calo, invecchiamento e impoverimento della popolazione, il crescendo di attività via web e la riduzione della popolazione scolastica, rischiano di diluire eccessivamente il “Sistema Trasporti Sud Salento”, ma rendendolo ben più costoso in gestione e manutenzione.

Ovviamente potrà favorire il turismo, ora in crescita (in particolare straniero) anche in conseguenza di guerre e crisi in corso e relativa insicurezza fuori dall’Europa. Turismo che, se privo di un deciso aumento in qualità e quantità dei pertinenti servizi locali (strutturali oltre che culturali e di immagine), rischia di essere limitato al “mordi e fuggi” (senza più ritorno) o allo ormai diffuso “cafonal” di ben limitato apporto. Servizi soprattutto costieri e nautico-balneari, anche come valida attrattiva per il locale tempo libero, sport, benessere e nuovi investimenti per i risparmi locali. Il cambiamento climatico, il dilungarsi della bella stagione e il diffondersi del “south working” (lavorare al Sud via telematica per le attività del Nord) e i ben più alti costi del vivere al Nord, potrebbero anche incentivare restanza e “ritornanza” di nostri giovani attratti dal “Meno male che c’è il mare”, come da una frase su un muro a Tricase Porto.

In vista delle prossime elezioni comunali e regionali, è dunque auspicabile una decisa maggiore attenzione verso l’ambito costiero (Puglia bagnata da due mari e Tricase con circa 9 km di costa) superando la “cultura” del “Né si Dibatte, né ci si Batte, Tutto si Accetta e le Urne si Diserta”, che condiziona ogni progresso. Attualmente il nostro ambito costiero è soggetto alle restrizioni del Parco Otranto -Leuca, a una estesa, vincolante e adiacente Area Marina Protetta (in itinere), a un Parco Eolico realizzabile al largo, al porticciolo di Marina Serra chiuso ad ogni attività, ad una insenatura del Rio da recuperare, alla inesistenza di un PUG (anche verso mare e marine), alla assenza di Piani Particolareggiati ed all’ inefficacia del Piano Coste. Limiti e carenze che, privandoci di più ampie attrattive economiche, hanno incentivato l’emigrazione e la conseguente dismissione di tante abitazioni poi meno richieste, sia come albergo diffuso, sia per eventuali nuovi arrivi residenziali. Una situazione di insieme che riguarda gran parte di noi tutti e che richiederebbe dunque una ben più ampia partecipazione cittadina.

In altre e ben più dinamiche aree costiere, quali Ventimiglia, Costa Smeralda, litorale di Pisa ed altri vanno intanto sviluppandosi grandi progetti di valorizzazione dei water front sia per nuovi insediamenti di pregio che per qualificati servizi nautico-balneari. La nautica, in particolare, costituisce un potente storico richiamo, per un turismo e una residenzialità di alto valore e rilevante indotto. Tricase, avendo invece molto contenuto i servizi nautico-balneari e lo sviluppo costiero, mantiene, nel Sud Salento, il triste “primato” del minor costo /mq delle sue abitazioni, quasi come simbolo di un ricercato declino.  

Conservare ambiente e natura è un nobile obiettivo, ma senza dover “espellere”, con l’immigrazione, la residua natura o presenza umana locale (nella nostra provincia abbiamo ormai più pensionati che buste paga). Nella perenne mancanza d’altro, non si può che ricercare e creare lungo costa più lavoro ed economia, utili anche a risanare il nostro mostruoso debito pubblico da primato europeo (dopo la Grecia recentemente “fallita”). Non ci resta che sperare che i nostri prossimi eletti, sappiano ben Nuotare e Vogare, come si richiedeva un tempo per alcune rilevanti attività sul mare, o almeno Veleggiare lungo una ben più creativa rotta.

Necessità, dunque, di un nuovo paradigma o un modello di reale sviluppo che non sia più quello di poco produttivi e dispendiosi lavori pubblici per poter Galleggiare nel solito stagno.

 

 

 

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