di Alessandro DISTANTE

Abbiamo un nuovo presidente della Regione. Il risultato era dato quasi per scontato, al punto tale che il centro destra ha incontrato non poche difficoltà a trovare un candidato, salvo ricorrere, in extremis, ad una personalità del mondo imprenditoriale.

Inaspettato è stato, invece, lo spaventoso calo nell’affluenza al voto: appena il 41,83%, meno, quindi, della metà, per cui si potrebbe dire, paradossalmente, che il Presidente e con lui i Consiglieri rappresentano la minoranza dei pugliesi.

Di chi la colpa? Le analisi, al riguardo, sono le più varie: tanto non cambia niente; tanto sono tutti uguali; tanto si sapeva chi avrebbe vinto e via discorrendo. C’è tuttavia un’altra causa che sarebbe ancora più grave e preoccupante: il venir meno di quel dovere civico che vedeva nel voto non tanto un diritto quanto un dovere.

Un dovere che era l’espressione di quel dovere, ancora più profondo, di prendersi cura del bene comune o, in altre parole, di esercitare la cittadinanza attiva.

Se così fosse, il male sarebbe ancora più grave e la cura lunga e faticosa. Occorrerebbe risvegliare l’amore per la cosa pubblica che non è la “mia cosa” ma la “cosa o la casa di tutti”; si dovrebbe partire dall’educare alla partecipazione attiva, convincendosi che non esistono problemi degli altri perché siamo tutti interdipendenti o, per dirla cristianamente, tutti fratelli.

Ma per poter educare bisogna essere credibili e qui la questione si fa ancora più complessa.

 

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