di Gianvito RIZZINI

Consigliere del Comune di Tiggiano e dell’Unione dei Comuni Terra di Leuca

Ringrazio il direttore per l’invito e lo spazio concesso, che considero prezioso per contribuire alla riflessione in atto su e dentro Tricase, città a cui sono fortemente legato anche per motivi familiari. Questo legame personale mi spinge a partecipare con rispetto e senso di responsabilità al dibattito sul futuro della nostra comunità.

Tricase è molto più di un Comune. È un luogo simbolico, un riferimento naturale per il Capo di Leuca e per tutto il basso Salento. Lo è per dimensioni, per storia, per servizi, per vitalità economica. Lo è perché qui c’è un ospedale che serve un territorio vasto, perché qui lavorano e investono tanti cittadini dei paesi vicini, perché qui si incrociano ogni giorno vite, storie, speranze che arrivano da Tiggiano, Corsano Specchia, Alessano, Corsano, Patù e da tutti gli altri piccoli Comuni del Capo.

Eppure, da qualche tempo, vista da fuori, Tricase sembra guardarsi troppo allo specchio. Come se il ricordo – legittimo, orgoglioso – di un passato glorioso, con le sue Personalità che riecheggiano dai Palazzi romani e dai manuali di diritto, rischiasse di diventare un rifugio, più che una spinta. Come se la città, invece di esercitare una guida naturale, si fosse un po’ ripiegata su se stessa, convinta che basti il proprio peso per restare centrale. Come ci fosse una percezione “aristocratica” di se stessi, che tende ad un avvitamento autocelebrativo.

Lo dico con rispetto e con profondo affetto, anche personale perché Tricase è parte della storia mia e di tanti concittadini che per motivi di legami famigliari, di lavoro, di riferimento scolastico la sentano un po’ la propria casa.

Proprio per questo credo che oggi la Città abbia una responsabilità che va oltre i suoi confini amministrativi.

Negli ultimi anni, nel Capo di Leuca, è accaduto qualcosa di importante. Undici piccoli Comuni confinanti, con risorse limitate e problemi enormi, hanno scelto di cooperare, più o meno intensamente, mettendosi insieme nell’Unione dei Comuni Terra di Leuca.

Non per moda, non per obbligo, ma per necessità e per visione. Dal basso, con il lavoro paziente di sindaci, consiglieri e tecnici, sono nate progettualità serie, complesse, capaci di immaginare il futuro, costruire una piattaforma di coordinamento amministrativo che potrebbe progressivamente integrarsi, intercettare fondi, costruire e associare servizi. Un lavoro faticoso, spesso silenzioso, che, anche se ancora incompiuto, ha richiesto mediazione, ascolto, rinunce personali. Un lavoro che ho visto da vicino avendo avuto l’onore di servire prima come Presidente del consiglio e poi come Consigliere.

Eppure Tricase, in tutto questo, è rimasta ai margini, spettatore. Non per ostilità dichiarata, ma per distanza. Forse, per una certa idea, mai davvero esplicitata ma spesso percepita, secondo cui “noi possiamo fare da soli”. Oppure per una saccenza inconsapevole, quella che talvolta colpisce i centri più grandi quando faticano a riconoscere dignità politica ai territori più piccoli.

Eppure Tricase aderendo all’Unione, dopo un percorso di concertazione, di massima e reale condivisione, potrebbe cogliere l’occasione non solo per rafforzare la cooperazione tra amministrazioni, ma accentuare il carattere distintivo della Comunità del Capo di Leuca, rafforzandone allo stesso tempo le identità dei propri “campanili”

Sia chiaro, l’Unione non può essere mai stata, né vuole essere, un luogo da conquistare o da comandare. L’approccio, se percepito così, non potrà che essere fallimentare. Si tratta di pensare a una comunità istituzionale fondata sull’equilibrio e sul rispetto reciproco. Per questo ogni atteggiamento che suonasse come “entriamo e decidiamo noi” non potrebbe che essere respinto con danni enormi.

Ma un’altra strada è sempre stata possibile, ed è ancora possibile. Quella delle relazioni serie, del coordinamento vero, del rafforzamento condiviso di uffici e servizi, della costruzione di una leadership condivisa che non schiaccia ma include.

Tricase non perde forza se dialoga con il Capo di Leuca. Al contrario, la moltiplica. Può diventare davvero il punto di riferimento naturale se sceglie di alzare lo sguardo dall’ombelico e guardare l’orizzonte. Se accetta che la guida non si esercita per diritto acquisito, ma per capacità di costruire legami, fiducia, visione comune.

Oggi siete di fatto in campagna elettorale e il dibattito è acceso. Forse troppo concentrato sui nomi, sulle tifoserie, sulle rivalità personali, almeno così si percepisce. Io credo che Tricase abbia bisogno, invece, di porsi una domanda più grande. Una domanda del tipo, “che ruolo vuole giocare nel Capo di Leuca dei prossimi vent’anni”?

L’Unione dei Comuni c’è. Ha dimostrato di saper lavorare, di saper progettare, di saper resistere alle difficoltà. Può continuare, come ha fatto sin ora, anche senza Tricase, certo. Ma se Tricase vorrà aprire un confronto leale, senza arroganza e senza complessi, posso ritenere, che troverà interlocutori pronti. Perché il Capo di Leuca non è una somma di paesi in competizione, ma una comunità che ha bisogno di riconoscersi sempre più come tale. E Tricase, se lo vorrà, potrà essere non solo il centro più grande, ma il cuore che tiene insieme tutto il resto nella cooperazione e nella solidarietà reciproca.

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