di Alessandro DISTANTE
Definiti i candidati, le liste e gli schieramenti. Pronti? Si parte!
Una prima riflessione: i candidati alla carica di sindaco sono sei.
C’è chi dice che sono troppi. Indubbiamente la molteplicità di proposte porta alla luce una incapacità di trovare punti di sintesi, specialmente quando si è di fronte a proposte che si richiamano ad aree politiche comuni. E’ quanto accaduto nel centro destra dove, rispetto al quadro nazionale, a sostenere il candidato a sindaco (Pispero) vi è ufficialmente soltanto Fratelli d’Italia e non anche Forza Italia o la Lega. Allo stesso modo nel centro sinistra, oltre ad una proposta (Chiuri) ufficialmente sostenuta da Partiti e Movimenti dichiaratamente di centro sinistra, ve ne è un’altra (Carità) nella quale i valori e la storia dei suoi principali interpreti è, pur essa, riconducibile al centro sinistra. Ma anche nelle tre proposte civiche (De Donno, Morciano e Errico) vi sono storie e riferimenti politici ben individuabili, considerato che non solo vi sono candidati con precedenti esperienze riferibili a precise colorazioni politiche, ma gli stessi candidati a sindaco hanno “contaminazioni” politiche: De Donno con candidature nel CDU e in Articolo 1 (oggi PD) e attualmente sindaco con il voto di partiti del centro sinistra (e non solo); Errico con precedenti appartenenze a PD e Cinque stelle e Morciano, personalmente mai schieratosi, ma con alle spalle, tra i suoi principali sponsor, personaggi di peso del PD provinciale e di passate esperienze amministrative tricasine dichiaratamente di centro sinistra.
Eppure meglio questo scenario che quello, veramente desolante, verificatosi in alcuni Comuni del Salento (vedi Martano e Ruffano) dove a candidarsi a sindaco vi è un solo aspirante. Quale confronto potrà esserci? Quale possibilità di scelta per l’elettore? Nessuna. Pertanto meglio troppi che uno solo! Del resto il nostro sistema elettorale (Comune con più di 15.000 abitanti) prevede il doppio turno e ciò consentirà di verificare possibili convergenze e quindi possibili sintesi che sarebbero utili anche per presentare proposte elettorali pesanti in altri contesti (Regione e Parlamento) ed evitare, ancora una volta, di fare il gioco di chi, dall’esterno, ha interesse ad una Tricase divisa.
Una seconda riflessione: i candidati sono tutti uomini e nessuna donna. E’ un dato indubbiamente negativo ma che è, purtroppo, in sostanziale continuità con la storia politica tricasina, se si eccettuano alcune candidature del passato (ultima quella di Maria Assunta Panico). Certo, per legge, le liste e poi la Giunta devono avere una quota riservata alle donne e, ovviamente, tale obbligo è stato e dovrà essere rispettato, ma la questione è che per il ruolo di vertice vi è una completa assenza, a differenza di quanto accaduto in altre realtà vicine a Tricase (vedi ad esempio Maglie dove i quattro candidati sono divisi alla pari tra uomini e donne oppure a Corigliano d’Otranto, due donne e un uomo). Il dato deve far pensare, specialmente se si considera la vivacità del mondo femminile tricasino in altri campi sociali, culturali, imprenditoriali e professionali.
Una terza riflessione: i giovani. Le liste si caratterizzano per un’ampia presenza giovanile. Molti sono alla prima esperienza ed è questo indubbiamente un bel segnale che fa pensare, immediatamente, al voto giovanile registrato negli ultimi tempi, a livello nazionale, in occasione del referendum sulla giustizia oppure alla mobilitazione dei giovani contro le guerre. L’importante è che le candidature dei giovani non siano avventure senza continuità. Un ruolo fondamentale, in questo, dovranno svolgerlo i partiti e i movimenti che oggi propongono questi giovani: non dovranno utilizzarli soltanto per riempire oggi le liste e poi non affiancare alla loro disponibilità un percorso di maturazione e crescita politica. In questo senso la mancanza di precedenti esperienze, in molti di loro, suscita alcuni punti interrogativi ed alcuni spazi di dubbi e incertezze. La speranza e l’augurio è che si tratti di una tappa di un impegno civico non occasionale e, tanto meno, interessato.
La quarta riflessione è sulla molteplicità di liste a sostegno dei sei candidati. La comune narrazione è che un candidato è tanto più forte quante più liste lo sostengono. La spiegazione è semplice: più sono i candidati consiglieri più sono i voti, in una logica dove il voto viene dato sulla base delle conoscenze personali. E’ una logica che non premia le capacità, ma che “pesa” le candidature. In questo trovano spiegazione candidature di alcuni tradizionali portatori di voti che, nelle varie competizioni, cambiano schieramento a seconda “dell’aria che tira”.
Più forte politicamente e più utile alla Città sarebbe una proposta elettorale con un candidato sindaco ed una sola lista formata dai “migliori” e che, in caso di successo elettorale, possa già rappresentare una qualificata squadra di governo. Per completezza: il candidato Errico si presenta con un’unica lista, ma appare una soluzione necessitata e di ripiego e non una scelta, considerato che il candidato aveva preannunciato la presentazione anche di una lista di giovani della quale, invece, non vi è traccia.
Una quinta riflessione: la comunicazione elettorale viaggia attraverso manifesti murali e social. Una novità sono i manifesti dei candidati consiglieri; non ricordo che in passato vi siano state analoghe iniziative e questo conferma la crisi della mediazione, una volta operata dai partiti: oggi il rapporto è diretto come è confermato dall’uso dei social.
Sono alcune riflessioni ad inizio della campagna elettorale; per l’esame dei programmi rinviamo ai prossimi numeri.


