Luciano Berio e Goffredo Petrassi sono considerati i più grandi compositori italiani del secolo scorso, protagonisti del rinnovamento della musica a livello europeo. Le loro composizioni hanno segnato la modernità musicale italiana ed hanno lasciato un segno indelebile nello stile italiano del XX secolo.

Filippo Zapponi
L’ Associazione di Alta Cultura Musicale “W. A. Mozart” – APS grazie ad un accordo di collaborazione con il Conservatorio “G. Pierné” di Metz (Francia) e il Conservatorio “U. Giordano di Foggia ha realizzato un progetto musicale estremamente innovativo per celebrare gli anniversari della nascita dei due compositori. “ La nostra mission è diffondere la musica ad ogni livello e nelle sue diverse espressioni. Negli anni passati abbiamo già collaborato con i due Conservatori con dei progetti grazie ai quali abbiamo celebrato la musica italiana del 1700 in Francia e negli USA. Questa volta abbiamo voluto omaggiare i due massimi esponenti della musica italiana del ‘900 tramite la realizzazione di nuove composizioni ispirate alle loro opere più significative – afferma Giovanni Calabrese, direttore artistico dell’ Associazione.
Il progetto ha come protagonisti i giovani compositori e musicisti delle due istituzioni, coordinati e diretti dai docenti Filippo Zapponi (Metz) e Giuseppe De Marco (Foggia). Il concerto sarà arricchito dalla narrazione di alcuni aspetti della vita e dello stile degli autori con testi selezionati per l’occasione da Pasquale Santoro. Siamo lieti che la prima esecuzione mondiale avverrà nel nostro Salento, le successive saranno a Metz, Roma e New York.”
L’ appuntamento è per venerdi 08 agosto 2025 ore 20.30 presso Palazzo Serafini Sauli di Tiggiano. L’ evento è inserito nella programmazione FNSV 2025 dell’ Associazione.
E’ consigliata la prenotazione.
Info: www.scuoladimusicamozart.com, tel. 3478022725
Sospendiamo le pubblicazioni e ci rivedremo il 13 settembre.
Chiudiamo con un’intervista al Sindaco De Donno al quale abbiamo evitato di porre domande su cosa ha fatto e cosa non ha fatto, preferendo invece parlare di prospettive future. Allo stesso modo abbiamo fatto con gli altri che si stanno preparando alle amministrative del prossimo anno.
Chiudiamo per l’estate offrendo ai nostri Lettori un appuntamento, ormai tradizionale: Antonio Caprarica che, con la sua verve, ci delizierà a partire dalle vicende di Kate Middleton ma, lo sappiamo già, offrirà spunti per riflessioni che andranno molto al di là della monarchia inglese, ma che, udite udite, riguarderanno ciascuno di noi.
Ci vediamo quindi a Tiggiano, questa volta non a Tricase e lì, nel Giardino di Palazzo Serafini-Sauli, ci saluteremo con l’augurio di un periodo di riposo e, magari, di pace da condividere con chi la attende da mesi e da anni
di Alessandro DISTANTE
“Alcune aree non possono porsi obiettivi di inversione di tendenza, ma devono essere accompagnate in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento”. E’ quanto si legge in uno dei passaggi del Nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne pubblicato dal Governo nei giorni scorsi.
Un passaggio, quello sopra riportato, che, secondo alcuni, è frutto di sano realismo; secondo altri, invece, è un passaggio che tradisce la rinuncia ad un progetto di rilancio dei Comuni più piccoli e più in crisi.
Stiamo parlano di un territorio, sparso per l’Italia, che copre circa il 60% della Nazione e che riguarda 13 milioni di abitanti. Tricase è inserita nell’Area Interna Sud Salento, nella quale è rientrata in un secondo momento, insieme ad altri 17 Comuni. In quest’ampia Area la popolazione è in calo: dal 2011 al 2017 il decremento è stato di 1.311 abitanti, ma il dato più preoccupante è l’età media, se si considera che su 100 giovani ci sono 184 anziani.
Le strategie poste in essere nell’Area Sud Salento hanno riguardato essenzialmente il sistema del trasporto pubblico, il settore turistico e l’emergenza paesaggio-xylella, tutti interventi da inquadrare nella scelta di fondo di puntare sullo sviluppo turistico, scelta discutibile ma chiara.
Si sono svolti incontri, organizzati tavoli tecnici, concluso accordi e istituiti organismi. E’ maturato, soprattutto, un metodo di lavoro che vede lo sviluppo dell’intera Area passare attraverso una strategia di interventi coordinati e condivisi tra le varie realtà comunali; è vero: i risultati di questo metodo e di questa strategia non si sono ancora visti, se è vero che i problemi di fondo di questo Sud Salento sono ancora drammaticamente attuali.
Ma a questo punto: arrendersi oppure continuare sulla strada intrapresa?
Se passasse la prima opzione, sarebbe un duro colpo per un metodo di azione che vede nella cooperazione tra “campanili” la strada per la crescita. Il distinguere tra aree interne da “accompagnare alla morte” ed altre sulle quali investire, risponderebbe, forse, ad una sana dose di realismo, ma, “consacrerebbe” una distinzione profondamente ingiusta, in contrasto con l’obiettivo della Repubblica di rimuovere le cause che determinano diseguaglianze.
Sempre in questi giorni, ma in un’Area tutt’altro che interna, è scoppiato il “caso Milano”; al di là della vicenda giudiziaria, ancora alle prime battute, quel che viene messo in discussione è il modello Milano. La Città con la sua capacità di attrarre grossi investimenti ha trovato nel settore dell’edilizia un canale di crescita economica; ma crescita per chi? Quell’area, certamente non interna e non depressa, rischia di innestare un meccanismo di crescita perverso, segnato dal rialzo dei prezzi, fino a qualificare la Città come territorio riservato a pochi, una sorta di Area Interna per ricchi.
La contraddizione è ancora più evidente: se i giovani nelle Aree interne da abbandonare devono andare via, non possono che puntare alle Aree più attrattive dal punto di vista lavorativo, ad esempio Milano; ma se lì l’accesso a condizioni di vita dignitose è riservato, stanti i prezzi, a pochi fortunati, quei giovani dove dovranno andare? All’estero? Corsi e ricorsi storici della nostra terra?
di Alessandro DISTANTE
In questi giorni hanno fatto il giro dei social e delle tv locali alcune immagini di una aggressione verificatasi nella centralissima Piazza Cappuccini. Un uomo ha picchiato una donna, rea non si sa di cosa. La scena è stata ampiamente documentata da riprese fatte con i telefonini dei numerosi presenti; il filmato ha messo in evidenza la presenza di un vasto pubblico che guardava e, a sua volta, riprendeva o fotografava quanto stava accadendo prima che qualcuno intervenisse per sedare gli animi. Prima di tutto spettatori o, tendenzialmente, solo spettatori?
Il tempo da noi trascorso a vedere attraverso lo schermo, non tanto televisivo quanto del cellulare, ci porta a confondere il mondo al di qua da quello al di là dello schermo. Ci sembra sempre, e comunque, che il nostro ruolo sia quello di spettatori, in grado di guardare, registrare ma senza poter o dover intervenire.
Accade anche durante i concerti: tutti con il cellulare a fotografare e filmare perdendo l’occasione di vedere “dal vivo” la star che si esibisce.
Il ruolo passivo di spettatori ci allontana, così, dalla vita reale e da quella attiva ed accentua quella pericolosa tendenza a rimanere sempre più indifferenti. Le immagini del genocidio palestinese, le distruzioni di intere palazzine per la guerra in Ucraina, le morti nel Mediterraneo per naufragi di barconi di disperati ci fanno vedere tanto orrore con il quale finiamo per “familiarizzare” e contro il quale non possiamo fare nulla.
Lì, davanti allo schermo siamo passivi spettatori sempre più anestetizzati.
Spettatori siamo stati in Piazza Capuccini, intenti soprattutto e innanzitutto a filmare, a documentare, a guardare, ma senza che ci sia venuto spontaneo e naturale intervenire.