di Giuseppe R. PANICO

Saremmo un paese sostenibile ed anche in provincia di Lecce, come ricorda la segnaletica stradale al passante o al turista geograficamente sperduto.

Avremmo anche avuto una lunga e rovente estate e un intensivo programma socioculturale-gastronomico a base di libri e dibattiti, “panem et circenses” e “pizziche” varie. Troppi incendi boschivi ci hanno poi oscurato campagne ed orizzonti, portandoci anche a riflettere su benefici, costi, restrizioni ed effettiva utilità e continuità del Parco Otranto- Leuca (e boschetto di Tricase).

Si è anche discusso a lungo su “lentitudine”, qualità/necessità/opportunità di tanti lavori pubblici che, più che privilegiare e incentivare la funzionalità del sistema paese (marine e frazioni comprese) la hanno invece sovente ridotta, soprattutto come traffico. L’ anelito politico verso una nuova e costosa immagine ha spesso portato vantaggio per pochi a danno delle tasche dei tanti.

Danno anche per il futuro, visto che i finanziamenti erogati, quale parte di fondi PNR, sono a prestito e dunque da restituire da noi all’Europa con i dovuti e dolenti interessi. Nella perenne mancanza di un PUG, di un efficace Piano Coste, di Piani Particolareggiati per le Marine e di concrete idee per un pur marginale sviluppo, ci si limita ormai spesso ai soli interventi estetici di facciata o sul viso, trascurando la funzionalità delle ginocchia per dirigersi verso il futuro e dei gomiti per poter lavorare e creare lavoro.

Lavoro che non sia il fare e rifare quanto già ben fatto in passato dai nostri avi. Ritorna l’autunno, fra guerre e sofferenze che altrove avanzano e da noi allarmano e fra geopolitica e realpolitik che, sempre più in armi, rapidamente ci portano verso nuovi assetti strategici mondiali.

Il nostro Occidente, pur difeso dalle Forze Armate di ben 32 paesi NATO, ora portati ad aumentare notevolmente le spese per la Difesa, sembra in difficoltà anche nel mantenere e coltivare i suoi tradizionali valori etico-religiosi, sempre più aggrediti da un galoppante Islam radicale e migratorio, sostenuto da paesi, politiche e ideologie che ne finanziano o ne incentivano la diffusione.

Incertezze, privazioni, inflazioni, migrazioni e povertà della nostra modernità che, sommate localmente a vecchie carenze. “lentitudini”, cattive scelte o inerzie hanno ormai portato la nostra Tricase ad una sostanziale perdita del suo antico valore. Non solo in termini economici e di produttività di qualsivoglia bene o prodotto manufatturiero, ma anche nell’incentivare il turismo che, in particolare straniero, si rivolge ora verso aree geografiche più tranquille come Puglia e Salento.

Dal Sole 24 ore, che già lo scorso anno, lamentava le scarse attrattive locali per mancanza di una cultura o “software” più aperto verso tale importante economia, alla decadenza del valore immobiliare delle nostre abitazioni, l’allarme è diffuso. Fra i comuni costieri salentini Tricase è infatti quello con il minor valore per mq, pur essendo la nostra cittadina dotata di servizi di rilievo, come ospedale e scuole. Siamo anche tristemente parte dell’”Area Interna Sud Salento” ovvero una realtà che, non avendo saputo o voluto svilupparsi nel recente passato, pur dotata di ampie risorse, va emarginandosi sempre più.

D’altro canto, il mancato sviluppo verso mare, la mancata valorizzazione della costa, l’immobilismo costiero, la carenza di facili accessi al mare, la riduzione delle potenzialità nautiche e il “confinamento balneare” in “piscine portuali” vietate e spesso insalubri e pericolose, sono fattori che hanno gravemente frenato il nostro sviluppo. La popolazione va calando rapidamente, fiocchi azzurri o rosa se ne vedono pochi e anziani “in partenza” sempre di più.

Il dibattito sul futuro e relativi cambiamenti è sempre più rado o scarno. Con l’autunno, si risveglia un po’ la politica cittadina, con i primi incontri/presentazioni da campagna elettorale e idee e programmi diffusi urbe et orbi dai social.

Nella speranza che aspiranti eletti ed elettori prendano coscienza e conoscenza del loro status di “Area Interna” o di “Internati” nella solo loro area di interesse.

Area Interna che sembra spesso sconfinare nella famosa Caverna di Platone ove i tanti che la abitano, ormai avvezzi alla sua ombra e umidità, temono il sole e il salutare cambiamento e lì preferiscono restare, invecchiare e trapassare.    

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