di Alessandro DISTANTE
Parlare di Bene comune e richiamare alla Cittadinanza attiva non sono semplici appelli o facili slogan ma possono essere realtà concrete che si realizzano nella nostra Città.
In questo numero pubblichiamo, infatti, due notizie o storie che interessano due Beni comuni: il porto e Piazza Galilei. Due luoghi, due Beni comuni che la Cittadinanza attiva fa propri, studiandoli, curandoli e vivacizzandoli.
Due esempi da prendere a modello per un nuovo modo di essere cittadini: rifuggendo da facili lamentazioni, accettando la sfida del pensare e del fare, abbandonando la logica della contrapposizione per far prevalere quella della collaborazione, rifiutando le scorciatoie della semplificazione ma abbracciando quelle della complessità dei problemi: un modo concreto –per dirla in breve- per essere parte attiva della Città.
Sarebbe il caso che l’Amministrazione Comunale cogliesse questi slanci generosi di cittadinanza costruttiva e li facilitasse, approvando, ad esempio, il regolamento sull’uso dei beni comuni e avviando vere e proprie cogestioni di questi (e di altri) beni. La qualità della vita migliora se ogni residente, singolo o associato, si fa carico non solo dei suoi problemi ma anche di quelli degli altri, nella convinzione che risolvere un problema degli altri equivale anche a risolvere un proprio problema.
Sullo sfondo si intravede il seme di un volontariato civico che diventa protagonista con un forte insegnamento etico: occuparsi della cosa pubblica senza alcun tornaconto. Il tutto in una logica di pluralismo di mondi vitali dove l’interesse pubblico si interseca con l’interesse comune.
Vi pare poco?
Una Lettera aperta da parte dei Consiglieri di minoranza (ad eccezione del consigliere Giovanni Carità) ai Consiglieri di Maggioranza. Nella missiva, i firmatari esternano una “preoccupazione” che –così scrivono- “riguarda anche voi”. Lo spunto è dato da alcuni rilievi che i Consiglieri di minoranza hanno rappresentato al Prefetto di Lecce in ordine al parere dei Revisori dei conti: su alcune delibere, sottoposte alla approvazione del Consiglio, il parere sarebbe stato conosciuto in tempo non utile al suo esame.
Altro rilievo: la nota con la quale la Segretaria Comunale ha inteso “disciplinare temporaneamente il diritto di accesso dei consiglieri comunali”. I Consiglieri di minoranza, pur sottolineando che l’iniziativa della Segretaria non vogliono vederla come un limite ad un diritto già disciplinato e finalizzato a garantire il mandato elettorale, è comunque una questione rilevante che non è di maggioranza o di opposizione.
Il diritto di accesso e, più in generale, di informazione –scrivono i Consiglieri di opposizione- “è’ una garanzia per ciascun consigliere, indipendentemente dal ruolo ricoperto, perché consente di esercitare il proprio mandato in modo libero, informato e nel pieno rispetto delle regole”. L’invito finale è significativo: “Per questo vi chiediamo di valutare con attenzione quanto accaduto e di pretendere, per il futuro, un metodo di lavoro improntato alla trasparenza, alla correttezza amministrativa e al pieno rispetto del ruolo di ogni Consigliere Comunale”.
Cosa dire? Senza entrare nel merito delle questioni, una lettera interessante e che merita di essere pubblicizzata. Non capita tutti i giorni che parti contrapposte (minoranza e maggioranza) si scrivano e chiedano collaborazione su questioni di comune interesse. Proprio l’aver individuato un terreno comune rappresenta una nota di merito perché lo scriversi, il parlarsi e il confrontarsi nell’interesse della Città rappresenta il modo migliore per esercitare il mandato ricevuto, al di là del ruolo pur nel rispetto di quello assegnato
di Alessandro DISTANTE
La ripresa è sempre un atto di coraggio. Tanto più dopo un’estate che ha visto l’esplodere non solo del caldo, ma anche di tanti interventi social che hanno vivacizzato le afose giornate tricasine.
Il periodo di pausa, da sempre osservato dal nostro giornale, ha favorito una riflessione sulla funzione e sulla utilità del riprendere ad uscire: se si moltiplicano le agenzie informative, se la comunicazione è diretta, se ognuno è libero di esprimere autonomamente il proprio pensiero, viene da chiedersi se è ancora attuale una forma di comunicazione, di informazione, di dibattito che deve, necessariamente, rispettare i tempi dell’uscita, i passaggi redazionali, la sottoposizione a regole e norme fissate dall’esterno.
La cura della pausa estiva ha favorito una riflessione ma, al termine di questa riflessione, le ragione per riprendere sono uscite rafforzate.
Primo argomento: un giornale deve avere una sua redazione, e cioè ha il suo motore in una piccola comunità di persone che si incontrano periodicamente e che si confrontano. Un’esperienza di gruppo a fronte, invece, di chi scrive sui social: lo fa senza necessità di alcun confronto, senza quella sottoposizione al gruppo di Redazione di quanto ha scritto. In un’epoca di crisi dei luoghi della intermediazione (crisi in generale delle esperienze di comunità) mi sembra importante rinsaldare un luogo che condiziona la pubblicazione di uno scritto al previo confronto di gruppo.
Secondo argomento: la frequenza settimanale dell’uscita si contrappone alla immediatezza del mezzo social. La periodicità mi sembra avere una funzione educativa in un’epoca in cui è scomparso il valore del tempo, delle attese, delle pause. Il “non tutto e subito” assume un ruolo di controcultura o di controvalore che la cadenza dell’uscita del giornale (settimanale) può difendere e favorire.
Terzo argomento: un giornale periodico deve essere registrato. A differenza di uno scritto liberamente pubblicato su una pagina social, ogni articolo ha forme di controllo che passano nella figura del direttore responsabile, eventualmente del direttore editoriale, dell’Ordine dei giornalisti. Il controllo non è certo censura, ma attiene al principio di responsabilità e, ancor prima, di autocontrollo. Responsabilità e autocontrollo che non si contrappongono al valore della libertà, costituzionalmente garantito, perché la libertà non può essere confusa con una libertà a prescindere da tutto e da tutti. Il limite non può essere soltanto quello fissato dalle norme penali, esistendo un ampio spazio nel quale uno scritto non integra un illecito ma è inopportuno e sconveniente (la stessa Costituzione pone espressamente il limite del buon costume).
Quarto argomento: da sempre e ancor più ai giorni nostri, il gruppo redazionale diventa un luogo di elaborazione del pensiero. Se le notizie viaggiano nel mentre i fatti accadono (ed è questo un bene), le analisi, le riflessioni, le elaborazioni e le proposte necessitano di tempi diversi e di un confronto. Sempre più il Giornale non si limita a pubblicare ma si spinge fino a organizzare iniziative con strumenti diversi (incontri, dibattiti, confronti) che, utilizzando tecniche tipiche del giornale (interviste, inchieste, approfondimenti), offrono al pubblico diverse modalità di fare comunicazione, informazione e riflessione.
Mi sembra che (almeno) questi quattro argomenti giustifichino la ripresa dell’attività de Il Volantino, settimanale cittadino di Tricase. O no?
Dopo la pausa estiva, torna il settimanale cittadino di Tricase
SABATO 12 SETTEMBRE - IN DISTRIBUZIONE CARTACEA
Leggilo anche online su - ilvolantinoditricase.it
Dopo la pausa estiva, torna il settimanale cittadino di Tricase
SABATO 12 SETTEMBRE - IN DISTRIBUZIONE CARTACEA
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