Anzi no, appuntamento a lunedì 20
di Alessandro DISTANTE
E’ già un’Estate calda, anzi caldissima; le alte temperature segnate dal termometro hanno contagiato il clima della politica locale, nazionale e internazionale.
Sul piano locale, la nuova Amministrazione ha cominciato a muovere i primi passi confrontandosi da subito con i delicati problemi della accessibilità al mare, specialmente per le persone con disabilità, e poi con la elezione del Presidente del Consiglio comunale. Rompendo una tradizione che vuole la elezione all’unanimità, stante il ruolo super partes del Presidente, questa volta l’opposizione ha votato contro, contestando alla maggioranza la mancata ricerca di una effettiva concertazione. Tutta l’opposizione tranne un Consigliere, che, secondo quanto era stato prima concordato, ha votato con la maggioranza nel segno della unanimità. Se quel Consigliere (Giovanni Carità) è poi candidato al Consiglio provinciale -e speriamo alla ripresa del giornale di dare la notizia della sua elezione- allora si scatenano dietrologie e si prospettano scenari di accordi più o meno sottobanco.
A livello nazionale la maggioranza si scopre minoranza, battuta sull’emendamento per il voto con le preferenze. A dire il vero l’emendamento era un bel pastrocchio: capolista bloccato e tre preferenze senza, peraltro, alcuna tutela per la rappresentanza di genere. Un buon gruppo di Parlamentari della maggioranza ha votato contro; ha fatto seguito la ipocrita battaglia del giorno dopo su chi abbia affossato le preferenze (ma quali preferenze?).
A livello internazionale la temperatura è insopportabile: guerre dappertutto con il prevalere di logiche di forza o, meglio, di violenza su logiche di dialogo e di pace. Il tutto con un Trump a dir poco volubile (o, eufemisticamente, imprevedibile); firma accordi di (pseudo) pace e poi riapre le ostilità. Dall’altra parte la risposta non è da meno con minacce di morte al Presidente americano e a tutti i Presidenti dell’Occidente accusati di aver sostenuto l’America, quando invece, lo stesso Presidente americano, al tempo stesso, li accusa di non averlo sostenuto (e la nostra Meloni ne sa qualcosa).
Insomma, la temperatura sale e il rischio di fuochi e di incendi, a tutti i livelli, è altissimo.
In tutto questo e per cercare di capirci qualcosa, ci vedremo lunedì in Piazza don Tonino Bello con Antonio Caprarica; da par suo, ci aiuterà ad entrare nel mondo del Presidente degli Stati Uniti d’America; a capire chi si nasconde davvero dietro la maschera di Donald Trump, dietro la maschera di chi concorre a determinare quella “confusione” e quel disastro nel quale siamo finiti.
di Alessandro DISTANTE
La Giunta nominata dal sindaco Antonio De Donno vede la presenza di due donne (Rosanna Zocco e Francesca Longo), nel rispetto degli obblighi di legge, e di tre uomini (Rocco Piceci, Rocco Martella e Fernando Dell’Abate).
Il Sindaco ha tenuto per sé due deleghe di estrema importanza quale Urbanistica e Lavori Pubblici. L’Urbanistica è strettamente legata al Piano Urbanistico Generale che è stato uno dei punti sui quali più di ogni altro si sono confrontati i candidati durante la campagna elettorale. Il fatto che De Donno non abbia attribuito questa delega ad alcun Assessore può essere il segnale dell’attenzione per questo tema e della priorità politica della conclusione del procedimento che dovrebbe portare alla adozione e poi all’approvazione del Piano. Ma la scelta si potrebbe anche spiegare per evitare di dare spazio a polemiche qualora quella delega fosse stata conferita ad un assessore/tecnico. Unica curiosità: all’ing. Dell’Abate, tra le varie deleghe, figura anche “Pianificazione strategica territoriale” che potrebbe in qualche modo sovrapporsi, seppure marginalmente, con l’Urbanistica.
L’altra delega che il Sindaco ha tenuto per sé, e cioè i Lavori Pubblici, è in continuità con la passata Amministrazione e alla decisa volontà del Sindaco di procedere ad una riorganizzazione di quel Settore. In quel modo ha proceduto nel passato mandato, sicchè la conferma della scelta di non delegare quella materia la si può leggere soltanto come conferma della volontà di completare tutte le opere avviate.
Ed ora alcune curiosità: eccessivamente descrittiva e linguisticamente ridondante la delega assegnata a Rosanna Zocco che diviene titolare di “Programmazione e gestione coerente, sostenibile, integrata ed efficiente del Bilancio”; una volta si sarebbe detto “Assessore al Bilancio”, ma il Sindaco – a scanso di equivoci- ha voluto specificare che la programmazione e gestione del Bilancio dovrà essere “coerente, sostenibile, integrata ed efficiente”, aggettivi che, francamente, non possono che caratterizzare ogni attività che abbia a che fare con il Bilancio. In altre parole poteva mai il Sindaco dare una delega per un Bilancio non efficiente o addirittura non sostenibile o poco coerente?
Per il Vice sindaco Francesca Longo la delega alla “Cultura, turismo e partecipazione” è stata specificata con una serie di materie quali eventi, turismo, marketing territoriale, politiche giovanili, associazionismo, ma poi anche “sviluppo sostenibile ed economia del mare” e addirittura “Cooperazione internazionale”. Ora è vero che il Comune ha ampie competenze, ma la “Cooperazione internazionale” forse appartiene ad altri livelli di Governo. Ma tant’è!
Colpisce, tra le deleghe conferite a Rocco Piceci, quella sulla “Salute pubblica”, messa all’interno della più generale delega al “Patrimonio, fiscalità e qualità della vita”. La spiegazione può essere questa: una sana e non vessatoria tassazione locale incide sulla “qualità della vita” (e questo è vero) e quindi contribuisce alla “salute pubblica”.
Pertinenti le deleghe conferite a Rocco Martella titolare della “Transizione ecologica e cura del territorio”; tra le materie specificate dal Sindaco anche i “Servizi cimiteriali” che, della transizione, piaccia o non piaccia, costituiscono forse la più vera ed eterna forma di transizione
di Alessandro DISTANTE
Siamo ormai alla vigilia dell’avvio dell’attività amministrativa dopo lo svolgimento delle consultazioni elettorali. Quando andremo in distribuzione, molto probabilmente, saranno completate le operazioni di verifica da parte dell’Ufficio Elettorale con la proclamazione degli eletti e quindi, subito dopo, ci sarà la convocazione del primo Consiglio comunale.
I tempi lunghi delle verifiche stridono con l’esigenza di avere subito un Esecutivo e, francamente, mal si comprendono, considerato che, all’indomani del voto di ballottaggio, già si conoscevano gli eletti e la composizione del Consiglio. Ma tant’è!
Intanto, la Giunta sarà formata da chi ha sostenuto De Donno; sfumata ogni ipotesi di coinvolgere nell’Esecutivo espressioni di forze che, almeno ufficialmente, non hanno appoggiato il Sindaco nel turno di ballottaggio, il perimetro degli assessori sarà quello degli eletti. Sembra che non sia mai stata presa in considerazione l’ipotesi -pure possibile- di assessori esterni, dando così prevalenza alla rappresentatività degli eletti.
Fanno discutere e meritano riflessione le reazioni del mondo politico, impegnato nell’inserirsi nel panorama cittadino a valle del risultato elettorale. Da una parte, componenti civiche di neo costituzione, come il gruppo Prossima, sembra poter divenire il contenitore politico di alcuni Consiglieri comunali in odore di assessorato e gruppi dell’opposizione spingono per una sintesi politica non raggiunta in occasione delle elezioni; dall’altra, il Centro destra tenta di colorare politicamente la vittoria di De Donno.
Tentativi, gli uni e gli altri, ben comprensibili in una logica partitica, ma che porterebbero a configurare una realtà diversa dall’espressione di voto dei cittadini. De Donno ha sempre detto e ribadito che la sua era una proposta civica con pezzi del centro sinistra e con pezzi del centro destra ed ha presentato, a suo sostegno, quattro liste civiche. Di conseguenza, come potrebbe oggi accettare di qualificarsi come di centro destra? E al tempo stesso: come potrebbe chi si è presentato come civico ed estraneo a logiche di schieramento presentarsi con una casacca che non ha presentato ai suoi elettori?
Se il mandato ha un valore, il mandatario, pur non avendo alcun vincolo, deve pure essere coerente con la proposta sulla quale ha chiesto ed ottenuto il voto.
La questione che potrebbe ripresentarsi è quella di una politica imposta dall’alto e senza tener conto dei cittadini.
Un po’ quello che potrebbe verificarsi se, in occasione della riforma della legge elettorale, si giungesse, ancora una volta, ad imporre le candidature sicure con liste più o meno bloccate, senza la possibilità di scegliere il candidato.
Una politica che, dall’alto, impone le sue scelte, non avvedendosi che ogni “tradimento” ed ogni “chiusura” alla libera espressione del voto e alla libertà di scelta finisce per allontanare i cittadini dalla politica e quindi finisce per incidere sul livello di democrazia.
Quale sarebbe la reazione, ad esempio, se un ex Governatore della Regione Puglia, dopo essere stato parcheggiato presso una Commissione del Senato con un incarico grazie al quale non è tornato a fare il lavoro suo proprio, venisse candidato in una lista bloccata al Parlamento?
Qualcuno potrebbe pensare ad un’operazione all’insegna del potere e della salvaguardia della carriera personale e politica di una persona senza che il popolo -che parolone- abbia potuto esprimere alcuna forma di consenso. Si tratterebbe di un pensiero fuori posto?
di Alessandro DISTANTE
A tre settimane dal voto, le euforie dei vincitori e le amarezze degli sconfitti lasciano il campo alle analisi e alle riflessioni. Mentre ancora si attende di conoscere la composizione della Giunta, momento indubbiamente importante per comprendere come e con chi il confermato sindaco De Donno intende riprendere il cammino amministrativo, ospitiamo, in questo numero, alcuni contributi sul voto, utili per inserire l’appuntamento elettorale in un quadro politico più generale. Sono i primi passi per costruire una coscienza civica della quale, nel recente appuntamento elettorale, si è avvertita la carenza. La incapacità di sintesi politico-elettorali, i continui cambi di appartenenze, la predominante presenza di proposte civiche, hanno finito per dare peso, al primo turno, a logiche parentali ed amicali, e, al secondo, a giudizi più sulle persone (fondati o meno) che sulla proposta programmatica.
Tricase non è fuori dal mondo ma, in piccolo, racchiude fenomeni della politica nazionale ed internazionale. Se, ad esempio, a determinare le relazioni tra Stati, assumono importanza le esternazioni, al limite della ragione, di un Presidente che denigra uno Stato per colpa di … una fotografia, tocchiamo con mano quanto l’aspetto personale o personalistico finisca per prendere il sopravvento su questioni che involgono livelli collegiali e molto più ampi o, per dirla più correttamente, democratici.
Ma la democrazia è potere del popolo che richiede luoghi di elaborazione di progetti che si traducono in programmi, dove le scelte operative non sono unicamente finalizzate alla conquista del consenso e del potere. Se non si lavora sul medio/lungo periodo, si finisce per far coincidere ambizioni personali con finalità politiche e il modo di essere e di presentarsi del candidato diventa il criterio di scelta, importante ma anche pericoloso. Il deserto della politica e il venir meno dei luoghi del confronto sono alla base di un voto che ha quale unico criterio di scelta la capacità e l’affidamento della singola persona fino a personalizzare la proposta politica (vedi il fenomeno Vannacci).
Bene quindi che, anche attraverso un luogo quale può essere il nostro settimanale, si avvii un confronto costruttivo, non legato a logiche di acquisizione del consenso, qualunque esse siano; un confronto che rifugga da scelte tattiche quale può essere il confondere la causa con l’effetto o favorire formule politiche che finiscono per coincidere unicamente con scelte elettorali. Un confronto che diano spessore alla politica, quella vera!
di Pino Greco
Tra i cittadini incontrati nel corso dell’ultima amministrazione De Donno, l’unico che ho conosciuto e che ha mantenuto una posizione costante e coerente nel giudizio sull’operato dell’amministrazione comunale è Luigi D’Aversa, il quale ha più volte espresso pubblicamente apprezzamenti nei confronti dell’operato del sindaco Antonio De Donno. Una continuità di posizione che trova riscontro anche nel suo percorso politico, culminato nella partecipazione attiva a una delle liste a sostegno della ricandidatura del sindaco, elemento che lo distingue da altri protagonisti del dibattito cittadino che, nel tempo, hanno assunto posizioni differenti o mutate…
Luigi D'Aversa
De Donno rieletto: il vero vincitore è la politica dei numeri o quella degli accordi? Sono passati pochi giorni dalla riconferma di Antonio De Donno alla guida del Comune di Tricase, ma una domanda continua a circolare tra le piazze, i bar, i social e le conversazioni private dei cittadini: come è stato possibile? Per mesi, infatti, il sentimento che sembrava emergere da una parte consistente della Città appariva ben diverso. Critiche, malumori, contestazioni pubbliche, polemiche amministrative e richieste di cambiamento avevano alimentato la convinzione che il ciclo politico di De Donno fosse ormai arrivato al capolinea.
E invece il responso delle urne ha raccontato un'altra storia. Negli ultimi anni non sono mancati gli episodi che hanno acceso il dibattito cittadino. Dalle polemiche su Tricase Porto alle contestazioni sulla gestione della viabilità e dei lavori di riqualificazione in piazza Santa Lucia, passando per le proteste di commercianti e residenti del centro storico e di altre zone della Città. Senza dimenticare gli allagamenti del 13 ottobre 2022, che provocarono danni significativi a numerose famiglie della zona mercatale e di altri quartieri. Molti cittadini ricordano ancora sopralluoghi, promesse e impegni assunti dagli amministratori.
Alcuni di quei problemi, secondo chi li vive quotidianamente, attendono ancora risposte concrete. A ciò si aggiungono una maggioranza numericamente risicata a Palazzo Gallone — nove consiglieri con il sindaco contro otto dell'opposizione — le discussioni sorte negli anni attorno ad alcune scelte amministrative, a determinati incarichi e alle vicende finite davanti alla giustizia amministrativa, con conseguenze economiche che, alla fine, ricadono sempre sulla collettività.
Eppure tutto questo non è bastato a fermare Antonio De Donno. Anzi. Dopo il primo turno, che lo aveva visto inseguire Andrea Morciano, il sindaco uscente è riuscito a ribaltare i pronostici e a conquistare nuovamente Palazzo Gallone. Una rimonta politica che alla vigilia del ballottaggio di certo il solo De Donno aveva anticipato a sua moglie che “avrebbe vinto di 400 voti… “.
Ed è proprio qui che nasce l'interrogativo più interessante. Se davvero il desiderio di cambiamento era così diffuso come appariva durante la campagna elettorale, perché gli elettori hanno scelto diversamente? Le cinque candidature a sindaco hanno disperso il consenso di chi voleva voltare pagina?
Oppure De Donno dispone di una capacità di costruzione del consenso e di un radicamento elettorale molto più forte di quanto i suoi avversari abbiano voluto riconoscere? Sono domande legittime. Così come è legittimo interrogarsi sulle dinamiche che hanno caratterizzato il secondo turno.
Attorno al ballottaggio si rincorrono interpretazioni, analisi e letture politiche di ogni genere. Qualcuno si spinge oltre: “Meglio 5 anni di De Donno che 10 di Andrea Morciano”, era l’unico modo per poter continuare a contare e sopravvivere”, oppure ulteriori accordi per le prossime provinciali di ottobre le politiche del prossimo anno? Sono interrogativi che appartengono al dibattito politico cittadino e che, come tali, meritano di essere discussi, purché restino nel campo delle opinioni e delle valutazioni politiche.
Resta però un dato incontestabile: Antonio De Donno ha ottenuto nuovamente la fiducia della maggioranza degli elettori. Ancora una volta è riuscito a vincere una partita che sembrava compromessa. Per capire davvero perché sia accaduto servirà probabilmente tempo…
Ma una domanda continua a risuonare nelle strade di Tricase. Ha vinto De Donno? O hanno perso gli altri?