di Alessandro DISTANTE
Tutti alle prese con la formazione delle liste. Mancano pochi giorni al temine per la presentazione delle candidature e gli osservatori cominciano ad ipotizzare le composizioni delle varie squadre: chi si candida con chi; quali categorie saranno coinvolte; quali interessi sono in gioco; quante donne; quanti giovani; quanti nuovi; quanti vecchi….La lettura dei candidati ed il criterio seguito nella loro candidatura sarà, senza dubbio, una chiave di interpretazione anche della proposta politica ed amministrativa. La campagna elettorale intanto è partita; non ufficialmente, ma i muri della Città già ospitano foto e messaggi che rendono note le candidature a sindaco e lanciano le prime indicazioni.
Anche i social hanno cominciato a diffondere spunti e suggestioni e non manca chi invita al dibattito su alcuni problemi da risolvere con urgenza e con priorità. Interessante la campagna di ascolto e di confronto che non pochi candidati hanno avviato o dicono di voler avviare. Ed è proprio questo elemento che deve costituire un criterio per la scelta e per una partecipata gestione politica e amministrativa. In una moderna amministrazione che intenda farsi carico del problema democrazia, il metodo di governo assume un fattore rilevante: non basta cioè risolvere i problemi ma diventa importante praticare un metodo partecipativo per risolverli.
I due aspetti (il “cosa fare” e il “come fare”) non sono aspetti distinti e separati o, addirittura, contrapposti, ma sono strettamente legati perché se su una questione (quale può essere ad esempio il verde pubblico) si ascoltano i cittadini, singoli o associati e se poi li si coinvolge nella soluzione ed addirittura nella gestione, allora certamente la soluzione che si attuerà (il “cosa fare”) sarà la migliore possibile, perché conseguenza di un percorso coinvolgente e arricchito dalle conoscenze e dall’esternazione dei bisogni e delle idee dei cittadini (il “come fare”).
Sono maturi i tempi per passare da un’amministrazione partecipata ad un’amministrazione condivisa. Un passaggio che comporta un salto nella qualità della cittadinanza, oltrechè, ovviamente, dei politici-amministratori. Un cittadino che si interessa e che si propone come soggetto attivo, specialmente se in gruppo, diventa coamministratore e protagonista del suo essere pienamente partecipe delal vita amministrativa o, detto in altri termine, concorrerà, insieme agli amministratori, al raggiungimento del bene comune. In questo senso il ruolo dell’associazionismo e, più in generale, del volontariato o, nello specifico, del Terzo Settore diventa fondamentale.
Al contempo gli Amministratori devono valorizzare questo possibile contributo, dando fiducia nell’ascolto e nella forza della partecipazione attiva. E’ una strada, forse l’unica, per ridare ossigeno alla democrazia e passare da una politica della delega (vi abbiamo eletti ed ora fate voi) ad una politica della condivisone; è un percorso che aiuterebbe ad evitare il rischio di una politica autoreferenziata (siamo stati eletti e ne riparliamo tra cinque anni) ad una politica del confronto e della condivisione. Sarà interessante conoscere anche su questa fondamentale questione quali saranno le prassi di governance che i candidati vorranno mettere in atto e giudicare, con il voto, chi e quale fra le proposte, oltre ad essere detta e annunciata, è poi veramente credibile.
di Alessandro DISTANTE
E’ bello salutare l’arrivo della Primavera con due notizie delle quali forniamo altre informazioni nelle pagine interne. Da un lato, l’approvazione da parte del Consiglio Comunale, all’unanimità, del Regolamento della Consulta comunale giovanile del Comune di Tricase; dall’altro, l’avvio di un percorso di co-progettazione dedicato all’emergenza educativa dei più giovani. Due delibere del Comune che puntano i fari sulla partecipazione dei giovani, canale privilegiato per rimediare a possibili devianze e per educare alla democrazia.
Senza entrare nel dettaglio delle due iniziative, è importante che l’intera comunità si interroghi e cerchi soluzioni a due emergenze che non sono soltanto di Tricase ma che sono diffuse, potremmo dire, in tutto l’Occidente. La crisi giovanile porta ad episodi drammatici, episodi che, il più delle volte, rappresentano gli esiti estremi e disperati di situazioni di disagio non adeguatamente attenzionate.
La crisi democratica rischia di portare ad una indifferenza che, spesso, è l’anticamera per svolte autoritarie delle quali si avverte sempre di più la pericolosità.
Ed allora ben vengano iniziative come quelle approvate dal Comune, tanto più valide se coinvolgono l’intera comunità prevedendo la partecipazione nel compito educativo, non soltanto delle Scuole o delle Istituzioni, ma anche degli enti associativi e delle famiglie. E già, perché il compito educativo non può essere riservato solo a chi, come soggetto pubblico, è chiamato a dare risposte; il compito educativo non può prescindere dalla collaborazione ed anzi dalla partecipazione attiva della famiglia.
Lo spazio da riservare al protagonismo dei giovani trova, poi, concreta possibilità di azione nella Consulta, che è un Organo misto, nel senso che vede la presenza anche di adulti, nella persona dei rappresentanti dei Consiglieri comunali, un importante raccordo tra lo spontaneismo tipicamente giovanile e la conoscenza di percorsi e di canali istituzionali, imprescindibili in processi di partecipazione democratica.
Abituarsi al confronto intergenerazionale e con le Istituzioni è l’allenamento necessario per educarsi al bene comune.
Le belle notizie primaverili dovranno trovare risposte nella formazione delle liste per il prossimo Consiglio comunale; una presenza di giovani che non sia soltanto espressione di una necessaria attenzione ad una fascia di cittadini e quindi attenzione ai loro voti, ma che sia segno concreto di voler dare voce e potere decisionale anche ad una categoria fondamentale per lo sviluppo del territorio. Già adesso le dichiarazioni rilasciate dai candidati a sindaco sottolineano con forza l’esigenza programmatica di creare le condizioni perché i giovani restino a Tricase o vi possano fare ritorno. Ed allora quale migliore occasione se non quella di coinvolgerli nella formazione dei programmi e nell’elaborazione di proposte che li vedano non solo destinatari di interventi, ma protagonisti di progetti concreti e aderenti alle loro esigenze ed aspettative?
E’ primavera e speriamo che duri!
La redazione augura a tutti i lettori una serena Pasqua e,
ritorneremo in distribuzione sabato 11 aprile

di Alessandro DISTANTE
Il Referendum confermativo è stato, comunque, un successo della democrazia. Entrambi gli schieramenti hanno concordato: un’affluenza record (rispetto alle consultazioni precedenti) e una significativa rilevanza del voto giovanile.
Dati incoraggianti ma che non possono portare ad affermazioni conclusive, come se fosse superato il dibattito sulla crisi della democrazia, sull’affermarsi di monarchie tecnocratiche (modello d’Oltreoceano) oppure sul deficit della partecipazione.
Alla consultazione referendaria si è arrivati in un clima da tifoserie contrapposte, come autorevolmente detto da un illustre giurista (Sabino Cassese), e come, del resto e purtroppo, confermato da alcune esultanze da stadio in luoghi dove la terzietà dovrebbe farla da padrona.
E non si dive dimenticare che il dibattito precedente il voto era scivolato su questioni che poco avevano a che vedere con il contenuto della proposta referendaria.
Nello sforzo di ridare spazio alla democrazia e ad una autentica e consapevole partecipazione, una prima richiesta rivolta agli attori della politica è di farsi protagonisti di una informazione corretta, fiduciosa nelle capacità dell’elettorato di capire e giudicare. E’ una prima ma essenziale condizione per rendere utile, anche qui a Tricase, il confronto in vista delle prossime elezioni amministrative.
Se chi si propone provasse ad elaborare e a far conoscere e magari a discutere su quello che vuole fare, ove eletto, oppure su quali siano le sue visioni di fondo della comunità cittadina, la sua posizione su questioni più grandi quali sono quelle economiche, sociali e quali i rapporti con le politiche regionali e nazionali per non dire europee, si riuscirebbe ad avere un risultato utile e partecipato.
Già, perché la partecipazione ha, nel voto, uno dei momenti tra i più importanti, ma al voto, perché sia consapevole, si deve giungere insieme, attraverso un percorso di partecipazione autentica.
Ed allora: oltre all’informazione corretta e piena, occorre recuperare luoghi ed occasioni di confronto e di dialogo; ridare, in altri termini, spazio alla politica, spazio che è mancato anche da noi. Ciò è tanto vero se si registrano proposte elettorali che, talvolta, nascono da iniziative di singoli intorno ai quali si costruisce una lista o più liste per, intanto, conquistare il potere e poi si vedrà. Una partecipazione a ridosso del voto potrebbe risolversi in una falsa partecipazione, perché la politica la si costruisce ogni giorno e, soprattutto, lontano dal tempo del giudizio.
Il Referendum ha visto il ritorno del protagonismo dei giovani: bene! Ciò non significa soltanto, o tanto, metterli in lista, quanto riempire i programmi di idee giovani. E che dire delle donne? Non bastano le quote rosa se poi dobbiamo prendere atto che nessuna donna è candidata a sindaco. Recuperare spazi per tutti, anche per quelli che non hanno voce e/o potere, evitando che le liste e le proposte siano fatte da gruppi interessati o portatori di rivendicazioni personali, familiari, di categoria o di gruppo.
Insomma, è giusto fare salti di gioia per chi vince (sia esso referendum oppure elezioni comunali) ma la questione di fondo, per una comunità che voglia essere viva, è quella di un’autentica e ampia partecipazione; è l’unica strada per un percorso di crescita democratica, a meno di arrendersi alla dittatura degli slogan, delle suggestioni o dei nuovi modelli dei governi dei tecnocrati.