di Alessandro DISTANTE

La ripresa è sempre un atto di coraggio. Tanto più dopo un’estate che ha visto l’esplodere non solo del caldo, ma anche di tanti interventi social che hanno vivacizzato le afose giornate tricasine.

Il periodo di pausa, da sempre osservato dal nostro giornale, ha favorito una riflessione sulla funzione e sulla utilità del riprendere ad uscire: se si moltiplicano le agenzie informative, se la comunicazione è diretta, se ognuno è libero di esprimere autonomamente il proprio pensiero, viene da chiedersi se è ancora attuale una forma di comunicazione, di informazione, di dibattito che deve, necessariamente, rispettare i tempi dell’uscita, i passaggi redazionali, la sottoposizione a regole e norme fissate dall’esterno.

La cura della pausa estiva ha favorito una riflessione ma, al termine di questa riflessione, le ragione per riprendere sono uscite rafforzate.

Primo argomento: un giornale deve avere una sua redazione, e cioè ha il suo motore in una piccola comunità di persone che si incontrano periodicamente e che si confrontano. Un’esperienza di gruppo a fronte, invece, di chi scrive sui social: lo fa senza necessità di alcun confronto, senza quella sottoposizione al gruppo di Redazione di quanto ha scritto. In un’epoca di crisi dei luoghi della intermediazione (crisi in generale delle esperienze di comunità) mi sembra importante rinsaldare un luogo che condiziona la pubblicazione di uno scritto al previo confronto di gruppo.

Secondo argomento: la frequenza settimanale dell’uscita si contrappone alla immediatezza del mezzo social. La periodicità mi sembra avere una funzione educativa in un’epoca in cui è scomparso il valore del tempo, delle attese, delle pause. Il “non tutto e subito” assume un ruolo di controcultura o di controvalore che la cadenza dell’uscita del giornale (settimanale) può difendere e favorire.

Terzo argomento: un giornale periodico deve essere registrato. A differenza di uno scritto liberamente pubblicato su una pagina social, ogni articolo ha forme di controllo che passano nella figura del direttore responsabile, eventualmente del direttore editoriale, dell’Ordine dei giornalisti. Il controllo non è certo censura, ma attiene al principio di responsabilità e, ancor prima, di autocontrollo. Responsabilità e autocontrollo che non si contrappongono al valore della libertà, costituzionalmente garantito, perché la libertà non può essere confusa con una libertà a prescindere da tutto e da tutti. Il limite non può essere soltanto quello fissato dalle norme penali, esistendo un ampio spazio nel quale uno scritto non integra un illecito ma è inopportuno e sconveniente (la stessa Costituzione pone espressamente il limite del buon costume).

Quarto argomento: da sempre e ancor più ai giorni nostri, il gruppo redazionale diventa un luogo di elaborazione del pensiero. Se le notizie viaggiano nel mentre i fatti accadono (ed è questo un bene), le analisi, le riflessioni, le elaborazioni e le proposte necessitano di tempi diversi e di un confronto. Sempre più il Giornale non si limita a pubblicare ma si spinge fino a organizzare iniziative con strumenti diversi (incontri, dibattiti, confronti) che, utilizzando tecniche tipiche del giornale (interviste, inchieste, approfondimenti), offrono al pubblico diverse modalità di fare comunicazione, informazione e riflessione.

Mi sembra che (almeno) questi quattro argomenti giustifichino la ripresa dell’attività de Il Volantino, settimanale cittadino di Tricase. O no?

 

in Distribuzione

**Console Debug Joomla!**

**Errori nei file di lingua da analizzare**

**File lingua caricati**

**Stringhe non tradotte**