di Giuseppe R. Panico

Finita l’estate e iniziata una nuova fase della politica cittadina, con un nuovo sindaco libero dai legami con il nostro passato amministrativo, sembra che qualche cambiamento sia ora possibile.

Ma la temuta seconda ondata del virus, dopo la prima che aveva sostanzialmente risparmiato il nostro Meridione, ormai in arrivo con i suoi numeri in crescita, assorbe gran parte della nostra attenzione.

Se Venezia ora è in grado di proteggersi con il MOSE (dopo decenni di lavori, miliardi di euro e il via vai di scandali) dalle ondate dell’acqua alta, noi non possiamo che confidare sulla buona stella del nostro emblema cittadino, i soliti scongiuri, il nostro ben valido ospedale con l’insieme del sistema sanitario e il buon senso civico nel rispettare le norme per limitare i contagi. 

Contagi che vanno diffondendosi soprattutto in famiglia e fra amici, ove distanza e mascherina sono meno frequenti. Pur con tale prioritaria attenzione, l’amministrazione cittadina non può certo accantonare le priorità relative al nostro sviluppo e al nostro futuro.

L’aggravarsi della crisi economica dovuta al virus rischia infatti di essere uno tsunami che già travolge tanti e porta danni immensi. La cura è ben difficile da trovare e, come spesso accade nei periodi di crisi, privilegia chi ha già la fortuna o la bravura di essere fortunato o privilegiato e anela, grazie alle altrui sventure, ad esserlo ancor di più.

Problemi economici e di gestione delle pubbliche risorse che richiedono profonda attenzione, oltre che da una maggioranza ben informata, coesa e al produttivo lavoro, da una opposizione che sia costruttiva e stimolante e non si opponga solo per fare “show.”

E’ ora di amministrare e non più di politicare a vuoto; abbiamo votato e paghiamo il dovuto ai nuovi eletti, (come anche agli “assunti” da lungo tempo a palazzo), non certo per assistere a una loro perenne lotta politica e rinvii, ma a valide proposte e motivate decisioni verso azioni utili e concrete.

Il PUG, già troppo in ritardo, è sicuramente fra gli impegni maggiori da portare avanti, quale pilastro di un piano strategico e/o di una visione di insieme che la nuova amministrazione vorrà delineare.

Ma tenendo conto, oltre di quanto osservato e ufficializzato da tantissimi nostri tecnici, anche di quelle novità nel modo di vivere che il virus ci sta imponendo e/o che un più moderno turismo richiede ad una comunità che dice di essere accogliente e a… “vocazione turistica”.

A cominciare dalle campagne, da rendere ben più fruibili come stimolo al loro recupero, al loro risanamento dalla xylella, alla loro valorizzazione turistico-abitativa grazie a più adeguati servizi pubblici (viabilità) e privati (confort abitativi, ambientali etc.) e per finire alle marine, meritevoli da decenni di un ben più avanzato e produttivo assetto.

Il virus ci sta portando a vivere più distanziati, a stare più in casa, a lavorare e socializzare sempre più via internet, come anche a fare acquisti on line e non più nei negozi, con necessità di avere spazi in casa maggiori e più aperti, quali appunto campagna e marine consentono.

Causa virus e crisi economica, i nostri ragazzi emigrano inoltre di meno, sia per studio che per lavoro e dunque è ancor più doveroso dar loro delle alternative locali quale possono essere i binomi campagna-turismo e marine-turismo, oggi eredi di un binomio economico durato millenni, quello di pescatore-agricoltore. Forse abbiamo dimenticato che le nostre campagne sono state coltivate, curate e vissute anche grazie a quel vivere dei nostri nonni in lamie, “paiare” e “suppinne” e piccole masserie, oggi in gran parte ruderi ma sostituibili con moderne villette.

Non per consumere suolo e cemento ma per consentire al suolo dei campi di ritornare a fare il suo “dovere”: essere coltivato e produttivo o almeno più curato o trasformato in parchi, giardini ed orti. Come anche per le marine ove pare tuttora manchi quella predisposizione economico-culturale, così presente altrove.

Finanche nelle attività sportive legate al mare se la scorsa estate, su oltre 50 ragazzi partecipanti ai corsi di vela presso la sezione Lega Navale di Tricase Porto, erano (come sempre) pochissimi quelli di Tricase.

Chiaro indice di una cultura cittadina che non vede ancora il mare come fonte e stimolo allo sviluppo economico e del benessere ma come una mera bagnarola estiva nei porti, erede dei “paluni” scavati un tempo sulla costa.

Forse “Investire in Conoscenza”, come dall’omonimo libro di Ignazio Visco, economista e Governatore della Banca d’Italia, e dunque elevare le proprie competenze, dovrebbe essere la vera priorità di quanti si accingono ad amministrarci, preferibilmente con scelte ben motivate ed economicamente sostenibili.

Una conoscenza necessaria al cambiamento con nuove scelte che siano quelle della nuova amministrazione verso i vecchi assunti e non quelle dei vecchi assunti verso la nuova amministrazione.