di Giuseppe R.Panico

I Lavori al santuario di Marina Serra sono in finale, ma non ancora iniziati quelli per la nostra cadente Ultima Torre (Palane) né l’avvio di una strategia per un locale Sviluppo Sostenibile.

Le linee programmatiche della nuova amministrazione sono ancora in itinere ma l’estate e il turismo (virus permettendo) saranno ben presto alle porte. Il Piano Coste (PCC), approvato da anni, si è dimostrato ben poco attrattivo per la locale economia del mare. Imprenditori e associazioni hanno già evidenziato difficoltà e proposte.

Le carenze del PCC vanno dai bagni pubblici al posto di pronto soccorso; dai parcheggi alle concessioni per Stabilimenti Balneari (SB) e Spiagge Libere con Servizi (SLS); dal porticciolo chiuso alle fogne; dai ritardi per il Piano Urbanistico Generale ai piani particolareggiati e portuali; dalla assenza di adeguate discese a mare sulle Spiagge Libere (S.L) alla loro manutenzione.

Il porticciolo poi, con divieti poco rispettati, ha già portato, grazie a scarso senso civico e tollerata illegalità, a tanti bagnanti nelle sue insalubri acque prive di ricambio, malgrado la vicina e accogliente piscina “naturale”. Barche e gommoni sono emigrati altrove, con perdita di quella preziosa valenza turistica, residenziale ed economica apportata ovunque dalle attività nautiche.

Alla libera balneazione, è stata dedicata la più estesa e selvaggia “spiaggia libera” della nostra costa. Sconosciuta sempre deserta, si estende da un centinaio di metri oltre torre Palane (tratto vietato alla balneazione per problemi geologici) fin quasi all’imboccatura del Rio. Impervia, priva di accessi pubblici o adeguati sentieri, alta e scoscesa, esposta ad ogni pur minima onda e “impreziosita” dai reflui del Rio, è di fatto una spiaggia inutilizzabile e pericolosa per la comunità, a meno di qualche solitario bagnante.

Ma, da PCC, costituisce la parte più rilevante di quel 60% di litorale “utile” da lasciare libero (per legge) da concessioni. “Scaricata” su tale tratto di litorale, non certo di facile uso ed accesso come richiesto da L.R. N 17 del 10/4/2015 sui PCC, gran parte della libera balneazione, la costa più agibile e frequentabile (dalla torre alla grotta Matrona - al netto di tratti “frananti” e del porticciolo), è stata destinata a ben cinque concessioni a privati (previsti 1 SB e ben 4 SLS ).

Senza contare il porticciolo, tolto alla nautica e inglobato nelle SLS anche con l’idea di concentrare/ghettizzare in tali insalubri acque, prive di ricambio, anziani e diversamente abili. Altro che facilitarli ad accedere ovunque, al pari di ogni bagnante, e farli sentire meno vecchi e diversi.

Nel campo della strategia marittima (e dunque costiera e turistica), si dice spesso che “per diventare grande una nazione, deve guardare la terra dal mare” e non viceversa (il mare dalla costa), come spesso avviene anche da noi.

L’Europa poi, oltre a darci centinaia di miliardi per non vederci affondare nel nostro mare di guai, con il suo “Commission Staff Working Document on Nautical Turism” del 30/ 3/ 2017, ci ha già suggerito la strategia per crescita e lavoro, proprio grazie al turismo costiero e nautico.

La stessa Regione, con la suindicata legge, non è da meno. Se non vogliamo rimanere troppo piccoli, non vedere troppi giovani emigrare e, per sostenerli altrove, anche i risparmi di genitori e nonni, non resta che definire una ben valida strategia costiera.

Un “Recovery Plan” con efficaci e rapide azioni, inclusa la revisione del PCC e un porticciolo da avviare verso una moderna nautica identità.

Forse non basta il santuario e soffermarsi nel suo interno, se le sue campane non suonano a festa per l’avvio di un atteso Sviluppo Sostenibile e non più con le solite meste note da “Decrescita Infelice”.

Esplorando, via terra e anche via mare ogni metro di costa e nelle stanze del potere le dovute carte, non mancheranno ispirazioni strategiche e azioni da recovery, già per la prossima estate