di Alessandro DISTANTE
Un recente sondaggio IPSOS commissionato dal Corriere della Sera ha messo in evidenza quali sono le principali questioni o emergenze avvertire dagli elettori pugliesi. Alla domanda: “Secondo lei quali sono in assoluto le principali priorità per la Puglia? Su cosa si dovrebbe innanzitutto intervenire per migliorare la situazione della Regione?”, il 58% dei cittadini ha risposto “Sanità”. La seconda priorità, ma con un distacco di 14 punti, il “Lavoro e occupazione” (44%); seguono, ma a una certa distanza, i “Trasporti pubblici, Rete viaria e infrastrutture locali” (22%) e la “Sicurezza, lotta alla mafia e alla criminalità” (20%).
Molto più staccati le “Politiche sociali” (13%), “l’Ambiente e la Lotta al degrado” (11%). All’ultimo posto con l’1% il “Risanamento dei bilanci pubblici della Regione e dei Comuni”.
La “Sanità” è da tempo il terreno di rivendicazioni e di battaglie; basti pensare a tutta la questione delle liste d’attesa, ma, certamente, il risultato dell’indagine, se letta nel suo complesso, offre spunti di riflessione.
E’ vero che il diritto alla salute e al lavoro sono tra i diritti fondamentali anche per la Carta Costituzionale, ma quel che emerge dal sondaggio è che le priorità vengono percepite in maniera, per così dire, “utilitaristica”. E’ significativo, in questo senso, che i pugliesi abbiano messo in coda con appena l’1% il risanamento dei conti pubblici, come a dire “A me poco importa se i conti non sono in ordine; quel che mi interessa è che i miei diritti siano tutelati”.
La chiave “utilitaristica” può spiegare anche come mai temi, indubbiamente cruciali, come l’offerta formativa o la Lotta allo spopolamento e all’invecchiamento della popolazione si siano piazzati pressocchè in coda (rispettivamente 8 e 6%).
Quello che si chiede ai politici, sia dagli elettori di centro sinistra che da quelli di centro destra, è innanzitutto ed essenzialmente che garantiscano una vita sicura, dove ci siano strutture in grado di rispondere al mio bisogno di salute (richiesta sacrosanta, per carità, ma certamente una richiesta per un bisogno individuale).
Temi che non mi toccano direttamente, non li percepisco tra le priorità. Eppure se i nostri paesi di spopolano, se la popolazione invecchia mediamente e progressivamente, se l’ambiente è inquinato non ne va della qualità della vita e quindi anche della salute?
Le “Politiche sociali” sono state indicate soltanto dal 13% degli intervistati e la “Lotta al degrado sociale e culturale” dal 12%.
Si può ben dire che il sondaggio riflette il clima di paura dell’oggi e del futuro se, dopo il primo posto della salute, al quarto posto troviamo la Sicurezza (20%).
Ma la mancanza di fiducia nel futuro e la scarsa attenzione alla “cosa pubblica”, oltre che ai bisogni pubblici, viene da un altro dato: quello sulla affluenza. Sulla base delle intenzioni (forse o certamente vado a votare oppure forse o certamente non ci vado), le previsioni di affluenza sono pari al 43%.
Diventa allora questa la priorità assoluta: riconquistare la fiducia negli strumenti di partecipazione; riaccreditare l’idea che il nostro futuro, anche quello personale, è condizionato dalle scelte politiche. Ciò può avvenire ad una condizione: che i politici facciano veramente la differenza, nel senso che offrano progetti credibili e fattibili e che poi li realizzino. Altrimenti non ci resterà che pensare ai nostri problemi (sanità, lavoro, trasporti, sicurezza) e cavarcela da soli, senza alcun bisogno di andare alle urne, tanto … non cambierà mai niente!


