di Alessandro DISTANTE

Ci sarebbero tanti modi e tanti spunti per il primo numero di una nuova annata, specialmente quando si entra nel 29° anno di vita.

Mi piace cominciare con una iniezione di speranza e con una lezione di forza, “ingredienti” che ho trovato leggendo l’intervista di Chiara Amati fatta ad Antonio Guida, chef pluristellato originario di Depressa (Corriere della Sera dell’8 gennaio 2026).

“Ho imparato che la sofferenza genera una forza in grado di trasformare tutto”. Lo Chef lo dice parlando a cuore aperto della figlia, ma il messaggio è forte e condensa un insegnamento di chi viene da una realtà dove la sofferenza non è mancata ma è stata, per molti, la molla per una crescita personale, sociale ed anche economica.

Antonio Guida, chef del ristorante Seta, due stelle Michelin dentro al Mandarin Oriental nel salotto buono di Milano, è una vera celebrità, ma non lo dà a vedere.

E’ bello sapere che di strada Antonio ne ha fatta tanta: “Fui bocciato a sei anni. Ero dislessico. Ed ambidestro: facevo moltissime cose con la mano sinistra, mi costringevano a scrivere con la destra. Un giorno portai il quaderno alla maestra, orgoglioso del lavoro svolto. Lei lo lanciò in aria: <<Terribile!>>, disse. Rimasi malissimo. Però quella durezza mi ha reso ostinato”.

Antonio Guida ricorda poi il suo paese e la sua famiglia e in particolare la mamma casalinga: “Da lei ho ereditato la forza di inseguire un sogno”; bellissimo ricordo rivolto ad una madre casalinga che, pur vivendo in un piccolo paese del Basso Salento, è stata capace di coltivare grandi sogni e di trasmettere al figlio la forza di crederci.

Antonio Guida non ama apparire in televisione, né fa pubblicità: “Io sono riservato”, dice e svela così un tratto tipico del paese dove è cresciuto, fatto di persone umili anche se determinate.

Determinate e sorrette dalla speranza perché “la speranza -dice Antonio- nutre l’anima nei giorni più bui”.

Speranza e fiducia nella vita perché -sono sempre parole sue- “la vita merita di essere vissuta”; ed è per questo che Antonio Guida, oltre ad essere uno chef di prima grandezza, è impegnato, da anni, in varie iniziative benefiche, tra le quali il progetto “A casa di Antonio”, un appuntamento a scopo di beneficenza che raccoglie ogni mese 12 ospiti sconosciuti tra di loro e che si nutrono di “inclusione” ed è grazie ai fondi così ricavati che lo chef Antonio sostiene le “Piccole Case” de L’Abilità.

Che lezione Chef! e non di cucina, ma di vita!

Semplicemente grazie; ci hai regalato il migliore inizio d’anno.

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