Una Lettera aperta da parte dei Consiglieri di minoranza (ad eccezione del consigliere Giovanni Carità) ai Consiglieri di Maggioranza. Nella missiva, i firmatari esternano una “preoccupazione” che –così scrivono- “riguarda anche voi”. Lo spunto è dato da alcuni rilievi che i Consiglieri di minoranza hanno rappresentato al Prefetto di Lecce in ordine al parere dei Revisori dei conti: su alcune delibere, sottoposte alla approvazione del Consiglio, il parere sarebbe stato conosciuto in tempo non utile al suo esame.

Altro rilievo: la nota con la quale la Segretaria Comunale ha inteso “disciplinare temporaneamente il diritto di accesso dei consiglieri comunali”. I Consiglieri di minoranza, pur sottolineando che l’iniziativa della Segretaria non vogliono vederla come un limite ad un diritto già disciplinato e finalizzato a garantire il mandato elettorale, è comunque una questione rilevante che non è di maggioranza o di opposizione.

Il diritto di accesso e, più in generale, di informazione –scrivono i Consiglieri di opposizione- “è’ una garanzia per ciascun consigliere, indipendentemente dal ruolo ricoperto, perché consente di esercitare il proprio mandato in modo libero, informato e nel pieno rispetto delle regole”. L’invito finale è significativo: “Per questo vi chiediamo di valutare con attenzione quanto accaduto e di pretendere, per il futuro, un metodo di lavoro improntato alla trasparenza, alla correttezza amministrativa e al pieno rispetto del ruolo di ogni Consigliere Comunale”.

Cosa dire? Senza entrare nel merito delle questioni, una lettera interessante e che merita di essere pubblicizzata. Non capita tutti i giorni che parti contrapposte (minoranza e maggioranza) si scrivano e chiedano collaborazione su questioni di comune interesse. Proprio l’aver individuato un terreno comune rappresenta una nota di merito perché lo scriversi, il parlarsi e il confrontarsi nell’interesse della Città rappresenta il modo migliore per esercitare il mandato ricevuto, al di là del ruolo pur nel rispetto di quello assegnato

di Alessandro DISTANTE

La ripresa è sempre un atto di coraggio. Tanto più dopo un’estate che ha visto l’esplodere non solo del caldo, ma anche di tanti interventi social che hanno vivacizzato le afose giornate tricasine.

Il periodo di pausa, da sempre osservato dal nostro giornale, ha favorito una riflessione sulla funzione e sulla utilità del riprendere ad uscire: se si moltiplicano le agenzie informative, se la comunicazione è diretta, se ognuno è libero di esprimere autonomamente il proprio pensiero, viene da chiedersi se è ancora attuale una forma di comunicazione, di informazione, di dibattito che deve, necessariamente, rispettare i tempi dell’uscita, i passaggi redazionali, la sottoposizione a regole e norme fissate dall’esterno.

La cura della pausa estiva ha favorito una riflessione ma, al termine di questa riflessione, le ragione per riprendere sono uscite rafforzate.

Primo argomento: un giornale deve avere una sua redazione, e cioè ha il suo motore in una piccola comunità di persone che si incontrano periodicamente e che si confrontano. Un’esperienza di gruppo a fronte, invece, di chi scrive sui social: lo fa senza necessità di alcun confronto, senza quella sottoposizione al gruppo di Redazione di quanto ha scritto. In un’epoca di crisi dei luoghi della intermediazione (crisi in generale delle esperienze di comunità) mi sembra importante rinsaldare un luogo che condiziona la pubblicazione di uno scritto al previo confronto di gruppo.

Secondo argomento: la frequenza settimanale dell’uscita si contrappone alla immediatezza del mezzo social. La periodicità mi sembra avere una funzione educativa in un’epoca in cui è scomparso il valore del tempo, delle attese, delle pause. Il “non tutto e subito” assume un ruolo di controcultura o di controvalore che la cadenza dell’uscita del giornale (settimanale) può difendere e favorire.

Terzo argomento: un giornale periodico deve essere registrato. A differenza di uno scritto liberamente pubblicato su una pagina social, ogni articolo ha forme di controllo che passano nella figura del direttore responsabile, eventualmente del direttore editoriale, dell’Ordine dei giornalisti. Il controllo non è certo censura, ma attiene al principio di responsabilità e, ancor prima, di autocontrollo. Responsabilità e autocontrollo che non si contrappongono al valore della libertà, costituzionalmente garantito, perché la libertà non può essere confusa con una libertà a prescindere da tutto e da tutti. Il limite non può essere soltanto quello fissato dalle norme penali, esistendo un ampio spazio nel quale uno scritto non integra un illecito ma è inopportuno e sconveniente (la stessa Costituzione pone espressamente il limite del buon costume).

Quarto argomento: da sempre e ancor più ai giorni nostri, il gruppo redazionale diventa un luogo di elaborazione del pensiero. Se le notizie viaggiano nel mentre i fatti accadono (ed è questo un bene), le analisi, le riflessioni, le elaborazioni e le proposte necessitano di tempi diversi e di un confronto. Sempre più il Giornale non si limita a pubblicare ma si spinge fino a organizzare iniziative con strumenti diversi (incontri, dibattiti, confronti) che, utilizzando tecniche tipiche del giornale (interviste, inchieste, approfondimenti), offrono al pubblico diverse modalità di fare comunicazione, informazione e riflessione.

Mi sembra che (almeno) questi quattro argomenti giustifichino la ripresa dell’attività de Il Volantino, settimanale cittadino di Tricase. O no?

 

Dopo la pausa estiva, torna il settimanale cittadino di Tricase

SABATO 12 SETTEMBRE - IN DISTRIBUZIONE CARTACEA

Leggilo anche online su - ilvolantinoditricase.it

Dopo la pausa estiva, torna il settimanale cittadino di Tricase

SABATO 12 SETTEMBRE - IN DISTRIBUZIONE CARTACEA

Leggilo anche online su - ilvolantinoditricase.it

Anzi no, appuntamento a lunedì 20

di Alessandro DISTANTE

E’ già un’Estate calda, anzi caldissima; le alte temperature segnate dal termometro hanno contagiato il clima della politica locale, nazionale e internazionale.

Sul piano locale, la nuova Amministrazione ha cominciato a muovere i primi passi confrontandosi da subito con i delicati problemi della accessibilità al mare, specialmente per le persone con disabilità, e poi con la elezione del Presidente del Consiglio comunale. Rompendo una tradizione che vuole la elezione all’unanimità, stante il ruolo super partes del Presidente, questa volta l’opposizione ha votato contro, contestando alla maggioranza la mancata ricerca di una effettiva concertazione. Tutta l’opposizione tranne un Consigliere, che, secondo quanto era stato prima concordato, ha votato con la maggioranza nel segno della unanimità. Se quel Consigliere (Giovanni Carità) è poi candidato al Consiglio provinciale -e speriamo alla ripresa del giornale di dare la notizia della sua elezione- allora si scatenano dietrologie e si prospettano scenari di accordi più o meno sottobanco.

A livello nazionale la maggioranza si scopre minoranza, battuta sull’emendamento per il voto con le preferenze. A dire il vero l’emendamento era un bel pastrocchio: capolista bloccato e tre preferenze senza, peraltro, alcuna tutela per la rappresentanza di genere. Un buon gruppo di Parlamentari della maggioranza ha votato contro; ha fatto seguito la ipocrita battaglia del giorno dopo su chi abbia affossato le preferenze (ma quali preferenze?).

A livello internazionale la temperatura è insopportabile: guerre dappertutto con il prevalere di logiche di forza o, meglio, di violenza su logiche di dialogo e di pace. Il tutto con un Trump a dir poco volubile (o, eufemisticamente, imprevedibile); firma accordi di (pseudo) pace e poi riapre le ostilità. Dall’altra parte la risposta non è da meno con minacce di morte al Presidente americano e a tutti i Presidenti dell’Occidente accusati di aver sostenuto l’America, quando invece, lo stesso Presidente americano, al tempo stesso, li accusa di non averlo sostenuto (e la nostra Meloni ne sa qualcosa).

Insomma, la temperatura sale e il rischio di fuochi e di incendi, a tutti i livelli, è altissimo.

In tutto questo e per cercare di capirci qualcosa, ci vedremo lunedì in Piazza don Tonino Bello con Antonio Caprarica; da par suo, ci aiuterà ad entrare nel mondo del Presidente degli Stati Uniti d’America; a capire chi si nasconde davvero dietro la maschera di Donald Trump, dietro la maschera di chi concorre a determinare quella “confusione” e quel disastro nel quale siamo finiti.

 

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