di Alfredo Sanapo
 
Nel Basso Salento vi è una geografia non segnata sulle mappe che ogni automobilista - indigeno o turista che sia - impara a conoscere a sue spese, fatta di improvvise alture artificiali.
È la nuova topografia ridisegnata dalla proliferazione indiscriminata di dossi, rallentatori e dissuasori di velocità, diventati la risposta quasi automatica di molte amministrazioni locali al problema dell'alta velocità.
Anche il Comune di Tricase di recente ha dato il suo contributo in tal senso attraverso le seguenti installazioni di dossi artificiali (l'elenco potrebbe essere incompleto):
- n.1 SP75 (via per Specchia) presso il Liceo Classico;
- n.1 via Olimpica;
- n.2 a Sant'Eufemia sulla SP164 (via per Alessano);
- n.2 c.so Apulia presso l'istituto Comprensivo e Polo Professionale "Don Tonino Bello";
- n.2 via Pirandello presso il parco;
- n.1 c.so G. Cesare presso i campi di calcetto;
- n.2 a Lucugnano sulla SP75 (via per Tricase);
- n.2 via Galvani (via per Montesano Salentino);
- n.1 via Marina Porto presso il Liceo "G. Comi";
- n.2 a Depressa in via Brenta
e via G. Salvemini (via per Castiglione d'Otranto).
Una soluzione apparentemente semplice che, però, sta trasformando le strade urbane ed extraurbane in un percorso a ostacoli denso di incognite e, paradossalmente, di nuovi pericoli.
Senz'altro nati con l'intento lodevole di proteggere pedoni e residenti nei centri abitati, questi rialzi in asfalto si sono moltiplicati a livelli epidemici. Spesso installati senza un'adeguata pianificazione del traffico, si presentano come un tributo forzato imposto a chiunque si metta al volante, un dazio pagato con l'usura di ammortizzatori, pneumatici e componenti meccaniche.
Ma il problema va ben oltre il semplice danno al veicolo.
 
Il primo campanello d'allarme, infatti, riguarda l'impatto su categorie di veicoli particolarmente vulnerabili. Si pensi alle auto con pianale ribassato, una caratteristica comune non solo alle vetture sportive, ma soprattutto ai mezzi appositamente adattati per il trasporto di persone con handicap. Per questi veicoli, dotati di pedane per l'accesso delle carrozzine, un dosso troppo alto o con pendenza eccessiva è più che un semplice fastidio: un urto violento può danneggiare le costose modifiche e soprattutto causare un forte scossone ai passeggeri, trasformando un dispositivo di sicurezza in una fonte di rischio e disagio.
Un'amara contraddizione di una misura pensata per la tutela che penalizza proprio i più fragili.
A questa criticità se ne aggiunge un'altra, forse ancora più insidiosa: la cattiva manutenzione e la segnaletica carente. Un dosso artificiale, per essere efficace e non pericoloso, dovrebbe rispettare norme precise su altezza, pendenza e visibilità. La realtà, invece, racconta un'altra storia. Strisce sbiadite dal sole e dall'usura, cartelli di preavviso nascosti o del tutto assenti, dossi che si mimetizzano con il manto stradale al calar della sera.
In queste condizioni, il rallentatore cessa di essere un deterrente e si trasforma in una trappola. Le cronache locali sono piene di testimonianze di automobilisti, soprattutto turisti ignari, che si ritrovano a "inchiodare" all'ultimo secondo, con brusche frenate che mettono a repentaglio la sicurezza di tutti.
Ancora più a rischio sono i motociclisti e i ciclisti, per i quali un impatto imprevisto con un dosso "invisibile" può significare la perdita di controllo del mezzo e una caduta rovinosa. Anziché prevenire incidenti, queste installazioni mal progettate o mal tenute rischiano di provocarne di nuovi e potenzialmente più gravi.
La questione, dunque, non è demonizzare lo strumento in sé, ma impedire il suo abuso e la sua applicazione superficiale.
Esistono alternative meno invasive e più intelligenti per moderare la velocità: dagli attraversamenti pedonali rialzati con geometria più dolce alle chicane che costringono a rallentare modificando il tracciato, fino a un uso più mirato della tecnologia, come i pannelli luminosi che segnalano la velocità in tempo reale.
La sicurezza stradale è una priorità assoluta, ma non può essere perseguita creando nuove forme di insicurezza e discriminazione. Serve una riflessione seria da parte degli enti locali, un ritorno alla progettazione ragionata e al rispetto delle normative. Le strade del Salento devono essere un invito a scoprire la bellezza del territorio a una velocità moderata, non un percorso di guerra contro l'asfalto dove a vincere è solo il carrozziere.

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