di Alfredo SANAPO
Sul sito dell' Emeroteca Digitale Italiana è possibile consultare molte testate, anche del passato. Sfogliando il vecchio settimanale "La Provincia di Lecce" (1895-1948) a pag.2 del nº16 del 08/11/1896 mi sono imbattuto in un articolo dì cronaca nera riguardante Tricase, dal titolo "I drammi dell' adulterio": un caso di tentato avvelenamento accaduto il 6 novembre 1896. Per motivi di spazio di seguito riassumo, ma consiglio di leggere il più colorito pezzo originale.

Vincenzo, ex guardia di finanza di Potenza, iniziò una relazione con Lorenza, moglie del bettoliere Francesco. Il legame divenne di dominio pubblico e i due amanti, per evitare scandali, decisero di far sposare Vincenzo con Concetta, la figlia di 15 anni di Lorenza. Dopo un'iniziale riluttanza, Concetta, convinta da amici di famiglia, accettò. Ma poco dopo le nozze, Vincenzo riprese la tresca con la suocera.
Una notte furono colti in flagrante e, dopo una lite furibonda, Francesco cacciò la moglie e Concetta respinse il marito. I due amanti, allora, lasciarono Tricase per vivere a Collepasso.
Dopo alcuni mesi, Vincenzo, in difficoltà economiche, stanco della situazione, lasciò Collepasso col pretesto di far visita ai parenti, tornando a Potenza dove trovò lavoro in ospedale. Nel frattempo Francesco, saputo che la moglie era rimasta sola, la raggiunse e le propose di tornare insieme. Lorenza acconsentì a patto che la figlia Concetta lasciasse casa. A questo punto, emerge una versione raccapricciante: durante l'assenza della moglie e del genero, Francesco era in relazione incestuosa con la figlia.
Qualche giorno dopo Isabella, amica di Francesco, offrì a Concetta due grossi funghi arrostiti, insistendo che li mangiasse. Anche il padre fece altrettante pressioni, ma Concetta insospettitasi rifiutò.
La domenica successiva, il padre preparò il sanguinaccio e ne offrì insistentemente una porzione a Concetta. Durante la preparazione, Isabella e sua figlia Assunta erano presenti in casa. Concetta mise da parte la sua porzione e il padre si allontanò, rimanendo quasi tutto il giorno a Maglie.
Nel pomeriggio, una vicina, la sig.ra Scapecchia, entrò in casa di Concetta lamentandosi di essere digiuno. Concetta, impietosita, le offrì la sua porzione di sanguinaccio e un pezzo di pane. Dopo qualche boccone l'anziana donna cadde a terra, colta da violente convulsioni. Soccorsa, i medici constatarono un avvelenamento, ma ella per fortuna si riprese.
Interrogata dal Pretore, Concetta raccontò i fatti. Le analisi chimiche sul sanguinaccio rivelarono la presenza di stricnina; un cane a cui fu dato da mangiare morì all'istante con i sintomi tipici di quel veleno. Francesco fu arrestato, come pure Isabella, che si sospetta avesse incaricato la figlia di mettere il veleno nel cibo destinato a Concetta. Si pensò che Vincenzo avesse inviato il veleno da Potenza, procurandoselo in ospedale.
La vicenda ricorda la trama di un episodio del "Commissario Montalbano" dell'indimenticato Camilleri. Soprattutto quando, dietro una veste di legalità, i rei ingegnano i loro sotterfugi e un complice rende più minuziosa la scena del crimine. Oltreché un inestimabile documento storico, lo scritto rappresenta un'occasione ghiotta per comprendere come le leggi cambino con i contesti storico-culturali in cui sono concepite.
All'epoca dei fatti, vigeva il Codice Penale Zanardelli (1889) nel quale il reato sulla collettività che turbava il "buon costume" e l'"ordinamento di famiglia" prevaleva sui danni morali o materiali a carico del singolo.
Il reato che muove la vicenda esposta è l'adulterio. Il codice stabiliva la punizione sia per l'adulterio della moglie sia per quello del marito (vagamente). Solo il Codice Rocco (1931), attraverso la condizione di "concubinato", cercò di pareggiare i conti tra i sessi stabilendo una pena di 2 anni di reclusione per l'uomo. I reati furono depenalizzati dalla Corte Costituzionale nel '68-'69.
L'Istituto del divorzio riservò fino ai nostri giorni la punibilità solo per la bigamia, stabilendo una pena di 5 anni.
Ciò che sconcerta nella vicenda, però, è la superficialità con cui, a quei tempi, si potesse dare in isposa una minorenne: oggi ciò è permesso dal tribunale dei minorenni che, ottenuta l'istanza dal nubendo - di almeno 16 anni - si pronuncia solo dopo accertamento della maturità psicofisica del minore e della fondatezza alle ragioni addotte, previo assenso del PM, dei genitori o tutori.
La circostanza narrata riferisce di un rapporto incestuoso padre-figlia. Come oggi, l'abuso su minori era reato, ma nel codice Zanardelli era inserito in un calderone che accomunava incesto, lenocinio, violenza carnale, rapimento di una donna a fini di libidine o matrimonio, concubinaggio, bigamia; corruzione di minorenne, occultamento, soppressione o alterazione dello stato civile di un infante.
Tutto giustificato dal principio della prevalenza del diritto sociale su quello individuale.
Per ciò che riguarda i tentativi di avvelenamento, come oggi, erano previsti 15 anni di galera: in caso di decesso della vittima, il codice penale attuale ha convertito la prevista pena di morte con l'ergastolo.
Alla fine, a pagarla cara fu solo il povero cane, sacrificato per verificare la presenza del veleno nel cibo. Ciò non significa che il codice Zanardelli non considerasse reato il maltrattamento degli animali il quale, anzi, prevedeva ammende verso "chiunque incrudelisce verso animali o, senza necessità li maltratta o li costringe a fatiche manifestamente eccessive" o "chi, fuori dei luoghi destinati all’insegnamento, sottopone animali ad esperimenti tali da destare ribrezzo". Si trattava, cioè, di una norma antropocentrica che non teneva affatto conto dello status degli animali di esseri viventi: in materia l'Italia ha iniziato a legiferare dal 2004 finché nel 2022 non è stato inserita all'art. 9 Cost., c. 3 ("La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali").
Come si nota, a prescindere dai reati, l'uomo tende a commettere spesso quelli legati alla sopraffazione del più debole pur di raggiungere i propri scopi.
In realtà democratiche come la nostra, la Legge evolve fino a dare sempre maggior senso di civiltà. Ma, alla luce di molti episodi di cronaca nera (da Wilma Montesi a Noemi Durini), che vede "potenziali ergastolani" in libertà dopo pochi anni, possiamo dire che di pari passo evolva anche la sua applicazione? La certezza della pena è rigorosa al netto delle attenuanti o è aleatoria a seconda del reo? Forse sarebbe meglio interrogarsi su questo piuttosto che concentrarsi sull'approvazione della legge sulla separazione delle carriere il cui iter è alle battute finali.


