di Alessandro DISTANTE
E se provassimo a schiacciare il freno? Sarebbe una mossa in controtendenza rispetto all’acceleratore della nostra vita frenetica, dove la corsa, il tempo, l’arrivare prima e per primi, sembrano farla da padroni.

Alcune recenti iniziative pubbliche riguardanti la costa del Basso Adriatico sembrano essere in controtendenza: in questi giorni è stato presentato in Provincia di Lecce il progetto Olé, una pista ciclopedonale lunga 57 km da Otranto fino a Leuca; in questi giorni –e ne parliamo nelle pagine interne- un’altra tappa è stata compiuta per la costituzione di un’Area marina protetta che abbraccia, ancora una volta, il tratto Otranto-Leuca; in questi giorni il cammino (rigorosamente a piedi) da Roma a S. Maria di Leuca è stato riconosciuto “Cammino Storico d’Europa”.
Si tratta di scelte importanti e, non c’è dubbio, in controtendenza rispetto alla cultura “dell’accelerazione”, della corsa, della velocità, del poco tempo a disposizione.
Il percorso ciclopedonale, accompagnato da tratti di litoranea a senso unico e, soprattutto, da limiti di velocità (50 km/h e, in alcuni tratti, addirittura 30 Km/h); l’Area marina protetta con limiti alla pesca e allo sfruttamento dei fondali; la proposta di pellegrinaggi (non necessariamente riservati ai credenti) con il lento incedere per sentieri e campagne, costituiscono linee di tendenza di una cultura che sembrerebbe recessiva, quella dell’andamento lento o, come si diceva appena qualche anno fa, della decrescita felice.
Sempre in questi giorni, vediamo, in direzione opposta, avanzare un’opera stradale da molti contestata, vale a dire l’allargamento della S.S. 275. Si dice: quale sviluppo possiamo sperare per il nostro Salento se non ci attrezziamo con strade larghe e veloci?
E quindi: l’andare piano, il fermarsi, il prendere fiato contrapposto al correre, al superare e al continuamente superarsi?
Le piste ciclopedonali, i limiti di velocità, i percorsi lenti, da un lato, e l’allargamento delle strade con conseguente possibilità di aumentare la velocità media, dall’altro, possono apparire come due linee di pensiero contrastanti, due idee di sviluppo divergenti.
Eppure, così non è e così non deve essere.
Lo sviluppo del Salento e del Capo di Leuca ben può sposare o viaggiare su due binari (tanto per restare in tema); da un lato, la velocità e la sicurezza con strade, perché no, a quattro corsie (allargamento della SS 275), e, dall’altro, una viabilità (in auto, in bicicletta e a piedi) altrettanto sicura ma lenta, che consenta di ammirare il bello della campagna, della costa, del mare, avvicinandoci alla bellezza del creato (a proposito, sempre in questi giorni, si ricordano gli Ottocento anni del Cantico delle Creature).
La sfida, allora, è quella di conciliare le esigenze di collegamenti veloci e sicuri, per raggiungere comodamente e in sicurezza (ed anche velocemente) i posti di studio e di lavoro, con la salvaguardia, al contempo, di spazi, quali sono ad esempio quelli della costa, dove è bene rallentare per ammirare il d’intorno e ritrovare, in definitiva, sé stessi.
Occorre superare quella che solitamente viene presentata come una alternativa inconciliabile: da un lato, i sostenitori di progetti che puntano a rallentare e, dall’altro, i sostenitori di progetti che puntano ad accelerare.
La semplicistica contrapposizione non tiene conto di luoghi e di esigenze diverse. Per tornare a noi: sulla costa è giusto realizzare percorsi “lenti”, che favoriscano la scoperta del bello; esigenza, questa, che non v’è certo all’interno, dove si tratta, magari, solo di allargare strade già esistenti.
Logica e buon senso aiutano a superare contrapposizioni ideologiche, manichee ed oltranziste.
Al fondo, si tratta di spingere per una cultura politica che sappia coniugare bellezza e sviluppo, che sappia trasformare senza distruggere. E’ proprio così difficile?


