di Alessandro DISTANTE
E’ Carnevale. E’ festa. E’ allegria. E’ satira, anche politica!
Da sempre lo sberleffo è l’ingrediente fondamentale di un evento che unisce tutti: dai piccoli ai grandi, dai nipoti ai nonni, dai figli ai genitori. Tutti insieme, almeno per una volta, per ridere e per prendersi in giro.
Su queste note viaggia, anche quest’anno, il Carnevale tricasino dal titolo “U Sinnucu” (per i lettori “forestieri” U Sinnucu vale Il Sindaco). Un modo per scherzare e per prendersi non troppo sul serio. E’ Carnevale ed ogni scherzo vale! Tanto più deve valere in un mondo, Tricase compreso, sempre più diviso. Quando addirittura le Olimpiadi divengono motivo di scontro oppure –ancor più sorprendentemente- se il Festival di Sanremo è causa di divisioni politiche, siamo proprio alla frutta. Altro che festival della canzone, dove uomini e donne, ricchi e poveri (non tanto il complesso), si ritrovavano al di là di ogni credo politico o appartenenza socio-economica.
L’unica speranza, a questo punto, può venire dal basso!
E il Carnevale tricasino -come tutti i Carnevali- diventa luogo di incontro e di sano divertimento. U Sinnacu, maschera del nostro Carnevale 2026, avrà un importante e delicato compito: unire. Certo, quando si scherza e ci si diverte è più facile, ma è altrettanto importante.
Un’avvertenza però: ricordiamoci che il Carnevale vive di scherzi e di satira, anche politica. Perciò il Partito della Pagnotta (P.D.P.) e lo slogan “ci me dà manciare chiamu Tata” che, tradotto per i Lettori “forestieri”, suona più o meno così: “Riconosco come padre che mi dà da mangiare”, sono soltanto degli sberleffi, ben lontani, ovviamente, dalla realtà.
Certo, in un’epoca in cui abbiamo difficoltà a capire quando si scherza e quando si fa sul serio, il messaggio delle Masciate (tradotto: mascherate) tricasine potrebbe indurre in errore e portare tutti a scambiare “fischi per fiaschi” e a lanciare, tra coriandoli e trombette, l’idea che, in realtà, è proprio così: faccio sindaco chi mi darà la pagnotta! Ovviamente è solo una suggestione subdola e cattiva, eppure, tante volte, la battuta scherzosa serve per dire quello che ufficialmente non si può dire.
Starà ai partiti, ai candidati e, in generale, alle forze politiche convincere i cittadini che non è così e, finito il Carnevale, toccherà a loro educare i cittadini a non dare il voto al Partito della Pagnotta.
Perché Carnevale è pur sempre Carnevale, ben lontano dalla realtà della vita! O no?


