La sbarra installata a Tricase Porto sulla discesa che conduce alle banchine ha destato non poche perplessità; da quella discesa non può più passare nessuno: né auto, moto o biciclette e neppure -e questa è una novità- pedoni. La precedente barriera non interessava l’intero tratto di carreggiata, mentre, ora, lo sbarramento è totale. Di seguito un approfondimento del nostro Giuseppe Panico.

di Giuseppe R. PANICO

Da noi, ciò che è vietato, come da segnali piazzati qua e là, se non è anche permesso, è almeno tollerato e quasi mai sanzionato.

Nelle acque del porto vigono le norme del codice della navigazione, egualmente per le banchine che le contornano e destinate essenzialmente alle attività per nautica e pesca.

Abbiamo un porto, che, suddiviso in due (porto vecchio e porto nuovo), si estende per circa 15,000 mq con contorno di banchine, affollate in estate da bagnanti attaccati agli scogli, e, in tutte le stagioni, sono area di passeggio e relax.

Privati come siamo di un più gradevole lungomare, come le invidiate marine a Sud (Leuca) e a Nord (Andrano), ci siamo adattati all’uso della banchina, peraltro in parte occupata anche dalle attività di ristorazione.

In fondo il soprastante ristretto tratto di litoranea, sempre più invaso da auto in transito o alla ricerca di parcheggi, (ora pure ridotti), sembra un budello automobilistico con moto fracassone e privo anche di tratti di marciapiede o di paletti a difesa dei poveri pedoni.

Il nostro è un porto prevalentemente turistico che il Comune, mediante gara, affida a terzi in linea con codice della navigazione, regolamento portuale e sicurezza aggiuntiva derivante da servizi di guardiania e antincendio.

Una gestione, dunque, piuttosto onerosa, ripagata con gli oneri per la assegnazione dei posti barca, e poco compatibile con altri usi della banchina.

Lo stesso codice consente però, previa autorizzazione, il pubblico transito pedonale, come già ribadito da molti anni, con l’apposita ordinanza ivi citata (n° 54 del 21/ 9/ 2009), da quel rugginoso cartello all’inizio della discesa verso il porto vecchio.

Cartello con accanto ora una nuova sbarra di ingresso che, a differenza della preesistente, non ha alcun varco per il transito pedonale.

Transito inteso, fino ad ora, quasi del tutto libero e dunque utilizzabile anche da biciclette, motorini ed altro, causando maggiore insicurezza in banchina.

Ovviamente i pedoni, pur non specificamente autorizzati, possono tuttora accedere in banchina e ai sottostanti pubblici servizi, attraverso altri più lontani varchi e libere scalinate. Più transito pedonale o passeggio vanno così a riversarsi, nel già difficile tratto di soprastante litoranea.

Continuiamo così anche a pagare le conseguenze di un mancato sviluppo locale che aveva previsto una litoranea alta, della assenza di un valido piano portuale, di un Piano Coste dimostratosi inattuabile e di un porto che voleva farsi più grande e funzionale ma che è rimasto piccolo e bello e solo per pochi ma con divieti e “piscine antropiche” o “paluni” per tanti

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