di Alessandro DISTANTE

Stiamo andando a pezzi? E’ questa la domanda che sorge spontanea dopo i crolli a Marina Serra e a Tricase Porto, notizie allarmanti alle quali, nei gironi scorsi, si è aggiunta quella del crollo del ponte degli innamorati a Melendugno.

Tutti a chiedersi se quei crolli si potevano evitare.

Molti autorevoli studiosi sostengono che si tratta di un fenomeno naturale dovuto alle caratteristiche della roccia friabile e che quindi, a meno di cementare o fare interventi che comunque avrebbero deturpato la natura, non poteva farsi nulla.

C’è chi, invece, sostiene il contrario fino ad ipotizzare precise responsabilità.

Per Tricase il discorso è particolare se si tiene conto, ad esempio, che la piscina naturale di naturale aveva ben poco, essendo il frutto dell’opera dell’uomo. Quell’area, già interessata dall’opera di scavo della pietra, venne “sistemata” con l’aiuto di mine esplosive e trasformata in una piscina. Fu quella la sua fortuna, perché è divenuta, nel tempo, il principale attrattore turistico della Marina, battezzata, ironia della sorta, “piscina naturale”.

L’altro crollo, invece, a Tricase Porto in località Bagno delle Monache ha interessato un luogo incontaminato, lontano dalle frequentazioni turistiche e conservato così come natura lo fece. In un caso e nell’altro i venti e le mareggiate dei giorni scorsi hanno provocato il crollo.

Ed allora: fenomeno naturale o inerzie e incuria dell’uomo?

Intanto viene fuori, per la piscina, un progetto di messa in sicurezza già pronto, a livello di progetto definitivo, nel 2022. Pare si tratti di un’opera pensata dal Commissario per l’Emergenza idro-geologica, un’emergenza che riguardava l’intera costa pugliese. Il Commissario governativo, con la sua squadra, aveva pensato ad un intervento di messa in sicurezza dell’importo di € 1.100.000,00, ma quel progetto non è stato (ancora) realizzato perché doveva ricevere i pareri delle Autorità interessate. Solo di recente -e solo dopo il crollo- quel progetto ha ricevuto i pareri. Si sarebbe potuto fare prima? Certo, pareri che intervengono a distanza di anni fanno sorgere dubbi sulla loro tempestività e fanno pensare che se si fosse intervenuti prima, forse, il crollo non si sarebbe verificato. Su questo si dovrà approfondire ed alcune Associazioni e Rappresentanti di operatori turistici di Marina Serra ci vogliono vedere chiaro.

Intanto il necessario divieto di balneazione e di accesso alle aree interessate dai crolli incide pesantemente sull’immagine delle nostre Marine e sulle loro potenzialità turistiche e, di riflesso, sull’economia estiva soprattutto di Marina Serra.

Oltre agli interventi di messa in sicurezza -che richiederanno tempi non verto brevi e notevoli costi- si dovrà, a questo punto, pensare ad interventi che mettano in salvo e, oserei dire, in sicurezza la stagione estiva. Interventi di sostegno dell’economia e della forza di attrazione delle Marine e, soprattutto, di Marina Serra. Cosa fare? Uno sforzo di fantasia dovrebbe aiutare. Pensare, per esempio, ad iniziative da svolgere in quella località? Come ad alcuni appuntamenti culturali o iniziative di feste e animazione? Potrebbe essere questo un terreno di confronto. Perchè, certo, bisogna intervenire strutturalmente, ma, intanto, bisogna intervenire per sostenere, se non la falesia, almeno il turismo. E questo si può e si deve fare senza necessità di grossi investimenti finanziari e in tempi stretti, perché l’estate è alle porte.

 

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