di Alessandro DISTANTE

Il Referendum confermativo è stato, comunque, un successo della democrazia. Entrambi gli schieramenti hanno concordato: un’affluenza record (rispetto alle consultazioni precedenti) e una significativa rilevanza del voto giovanile.

Dati incoraggianti ma che non possono portare ad affermazioni conclusive, come se fosse superato il dibattito sulla crisi della democrazia, sull’affermarsi di monarchie tecnocratiche (modello d’Oltreoceano) oppure sul deficit della partecipazione.

Alla consultazione referendaria si è arrivati in un clima da tifoserie contrapposte, come autorevolmente detto da un illustre giurista (Sabino Cassese), e come, del resto e purtroppo, confermato da alcune esultanze da stadio in luoghi dove la terzietà dovrebbe farla da padrona.

E non si dive dimenticare che il dibattito precedente il voto era scivolato su questioni che poco avevano a che vedere con il contenuto della proposta referendaria.

Nello sforzo di ridare spazio alla democrazia e ad una autentica e consapevole partecipazione, una prima richiesta rivolta agli attori della politica è di farsi protagonisti di una informazione corretta, fiduciosa nelle capacità dell’elettorato di capire e giudicare. E’ una prima ma essenziale condizione per rendere utile, anche qui a Tricase, il confronto in vista delle prossime elezioni amministrative.

Se chi si propone provasse ad elaborare e a far conoscere e magari a discutere su quello che vuole fare, ove eletto, oppure su quali siano le sue visioni di fondo della comunità cittadina, la sua posizione su questioni più grandi quali sono quelle economiche, sociali e quali i rapporti con le politiche regionali e nazionali per non dire europee, si riuscirebbe ad avere un risultato utile e partecipato.

Già, perché la partecipazione ha, nel voto, uno dei momenti tra i più importanti, ma al voto, perché sia consapevole, si deve giungere insieme, attraverso un percorso di partecipazione autentica.

Ed allora: oltre all’informazione corretta e piena, occorre recuperare luoghi ed occasioni di confronto e di dialogo; ridare, in altri termini, spazio alla politica, spazio che è mancato anche da noi. Ciò è tanto vero se si registrano proposte elettorali che, talvolta, nascono da iniziative di singoli intorno ai quali si costruisce una lista o più liste per, intanto, conquistare il potere e poi si vedrà. Una partecipazione a ridosso del voto potrebbe risolversi in una falsa partecipazione, perché la politica la si costruisce ogni giorno e, soprattutto, lontano dal tempo del giudizio.

Il Referendum ha visto il ritorno del protagonismo dei giovani: bene! Ciò non significa soltanto, o tanto, metterli in lista, quanto riempire i programmi di idee giovani. E che dire delle donne? Non bastano le quote rosa se poi dobbiamo prendere atto che nessuna donna è candidata a sindaco. Recuperare spazi per tutti, anche per quelli che non hanno voce e/o potere, evitando che le liste e le proposte siano fatte da gruppi interessati o portatori di rivendicazioni personali, familiari, di categoria o di gruppo.

Insomma, è giusto fare salti di gioia per chi vince (sia esso referendum oppure elezioni comunali) ma la questione di fondo, per una comunità che voglia essere viva, è quella di un’autentica e ampia partecipazione; è l’unica strada per un percorso di crescita democratica, a meno di arrendersi alla dittatura degli slogan, delle suggestioni o dei nuovi modelli dei governi dei tecnocrati.

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