di Alessandro DISTANTE
Abbiamo bisogno di vedere lontano e –come ha detto il Sindaco De Donno- di avere una visione. Purtroppo è quello che è mancato nel dibattito sulle Linee programmatiche (pag. 5) ed è quello che manca nello scenario nazionale e internazionale. Paradossalmente, mentre gli studenti protestavano nelle piazze con manifestazioni snaturate da atti di vandalismo e da violenze che hanno fatto perdere di vista (visione) delle ragioni della protesta, il Governo ha tagliato i fondi alla Scuola, riducendo il turn over e programmando una riduzione del personale docente e amministrativo (7.000 posti in meno nei prossimi tre anni che si sommano ai circa 8.000 cancellati lo scorso anno).
La stessa Legge finanziaria, premiando con la flat tax i lavoratori autonomi ha accresciuto il livello di ingiustizia a danno dei lavoratori subordinati e pensionati. Anche in questo caso, manca la vision se, alla obiezione, si risponde che tanto il costo di questa operazione è soltanto 126 milioni di euro. Ma quale è la direzione, quale la visione di fondo?
Una visione di fondo che manca sullo sviluppo del Salento, abbagliato da una crescita turistica ma disattento al settore primario e secondario. La crisi dell’ex ILVA (della quale ci parla Alfredo De Giuseppe a pag.7) ha portato alla luce drammaticamente la mancanza di una visione, di una strategia che andasse al fondo della questione e che consentisse di superare “quel mondo inquinante e soffocante”.
Ed a Tricase, la mancanza di una visione di lungo periodo è data dalla assenza di un atto fondamentale di programmazione quale è il PUG ed una Zona Industriale alle prese con continue crisi della rappresentanza politica e una eterna incapacità di intervenire con infrastrutture, cosicchè lo sviluppo del territorio insegue la via del turismo, con i rischi dell’overtourism e con la difficoltà per chi cerca casa di avere un normale e duraturo contratto di locazione.
Edoardo Winspeare, che ospitiamo con piacere, ci ricorda a pag. 1 che il fascino del Salento “non risiede nella vetrina dell’estate, ma nella quiete che sopravviene a fine settembre, quando le luci si spengono e il Salento smette di recitare la parte assegnatagli”.
Ma allora, quale Salento dopo l’estate o, in altri termini, quale Salento oltre il turismo? (questioni affrontate da Luigi Matria nel numero scorso).
Il pensiero torna nostalgicamente al passato, a quelle figure come Mesciu Luigi (Sanapo a pag. 3) che non risuolava solo scarpe ma rimetteva in piedi “un mondo fatto di mani, parole e radici. Un mondo che non muore mai…”. Il pensiero vola alla nostra festa patronale di San Vito, inserita in questi giorni dalla regione Puglia nell’Inventario del Patrimonio culturale immateriale; una tradizione, questa volta religiosa, che diventa offerta turistica, anche con i Santi. Ma, verrebbe da dire: a quale santo dobbiamo rivolgerci per guardare avanti, possibilmente lontano, e divenire artefici di una visione che consenta soprattutto ai giovani di rimanere qui e costruire il loro e il nostro futuro? Se è vero che il futuro non nasce dal nulla e che -come dice il Sindaco- “dalle tradizioni identitarie deve nascere il futuro”, è pur vero che il futuro deve avere una visione per non rimanere un sogno o, peggio, per non diventare un incubo.


