di Alessandro Distante Era l’anno 1992 quando a Depressa una benemerita Associazione, di nome Salete, organizzò un incontro pubblico sul redigendo Piano Regolatore Generale, come allora si chiamava lo strumento urbanistico. Relatore, uno dei progettisti, l’ing. Giuseppe Sarno da Lecce.

Non era stato facile organizzare quell’incontro che si tenne nella Sala della Scuola Media di Depressa, ma, dopo varie insistenze e vincendo non poche giuste perplessità degli allora Amministratori, l’incontro si tenne e con larga partecipazione di cittadini.

La Salete era una associazione nata a Depressa nel 1990 e che aveva come scopo fondamentale quello di favorire la partecipazione dei cittadini e specificatamente quello di meglio integrare la Frazione al Capoluogo. Ricordo questo, pensando all’incontro tenutosi Sabato scorso presso la Sala del Trono di Palazzo Gallone: “Tricase partecipa al Piano”, primo incontro sul Piano Urbanistico Generale.

Sottolineo che il quadro complessivo tra l’incontro della Salete e quello di Sabato è molto diverso ed anzi completamente rovesciato.

Prima osservazione: ad organizzare l’incontro di Sabato è stata non una Associazione di cittadini ma l’Amministrazione Comunale: è la normativa che obbliga a promuovere confronti con i cittadini per renderli protagonisti del loro strumento urbanistico. Seconda osservazione: nel corso di questi ultimi 20 anni è cresciuta la voglia e la capacità di partecipazione dei cittadini che sempre di più reclamano spazi e tempi per dire la loro; è ormai acquisita la consapevolezza che tutte le scelte strategiche ed importanti devono essere precedute dall’ascolto attivo dei portatori degli interessi.

Terza osservazione: la crisi dei luoghi tradizionali della partecipazione e della mediazione impongono modalità diverse, più dirette e per questo più problematiche da gestire e non sempre naturalmente incanalate verso il bene comune. Non c’è che dire: il mondo è cambiato; ma tutto ciò impone un contagio maggiore nel modi di partecipare con un cambio forte di mentalità: partecipare richiede anche condivisione, a partire –come sottolineato dai facilitatori del Gruppo di progettazione- dalle poltrone vuote e dal silenzio.

Il cammino di condivisione partecipativa è non solo necessario, ma è da appoggiare se vogliamo che il momento della partecipazione non sia solo uno slogan o che ci sia solo quando è utile al mio particolare tornaconto; è fondamentale entrare nell’atteggiamento di partecipazione perché questa non sia soltanto un adempimento imposto dalla ma un momento qualificante e produttivo.

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