di Alessandro DISTANTE

Il periodo pre elettorale e quello elettorale non hanno allontanato le problematiche connesse alla stagione estiva marittima. Intanto, alcune questioni sono esplose, in maniera addirittura drammatica, come purtroppo è accaduto con l’incidente del quale è stato protagonista e vittima un giovane tuffatore.

Centrale rimane la questione della balneazione. Alla querelle sulla balneazione nelle acque del porto dove si confrontano e si scontrano esigenze diverse tra abitudini consolidate, quasi consuetudine, con norme vigenti, si aggiunge una questione più ampia sui punti di balneazione. Poco prima dell’Estate, è crollato un tratto di scogliera prospiciente la piscina così detta naturale di Marina Serra e la stessa fine ha fatto un altro pezzo di scogliera in località Bagno delle Monache. Due campanelli d’allarme di un fenomeno che interessa larghi tratti della scogliera del Salento.

Eppure il tema o problema della balneazione era stato affrontato per tempo dalle precedenti Amministrazioni cittadine, al punto che Tricase, unitamente a Nardò, era stata la prima Città ad approvare il Piano Coste.

E tuttavia, mentre Nardò ha dato attuazione a quello studio autorizzando e facendo aprire molti stabilimenti balneari, Tricase, invece, è rimasta sostanzialmente “al palo” con un problema di luoghi idonei alla balneazione che indubbiamente incide sulla capacità di richiamo turistico.

“Dove vado a fare il bagno?”, domanda ovvia per chi viene d’estate a Tricase. Non sarebbe possibile bagnarsi nel porto (salvo violare la norma e la sicurezza); non è possibile bagnarsi nella piscina, così detta naturale; ci sono poche discese al mare e poco fruibili anche per l’annoso problema dei parcheggi.

Certo, il Comune si è mosso, già dalla scorsa stagione, per individuare ed attrezzare alcune aree private da destinare a parcheggio e da far gestire ai privati, ma, ancora sul punto, c’è molto da fare.

Nel frattempo, però, Tricase ha conseguito il brillante risultato di conquistare la Bandiera Blu, segno importante ed allettante biglietto da visita per chi, da fuori, si chiede dove trascorrere le vacanze.

Ma qui emerge subito un altro grosso problema: la capacità di accogliere, considerato che nelle Marine non ci sono strutture che assicurino posti per dormire. La maggior parte dei turisti trova alloggio in Città, nei pochi alberghi e nelle molte strutture di dimensione familiare come B&B o case vacanza. Ma il “turismo che spende” non trova sufficienti risposte.

E poi: i collegamenti con le Marine. Il servizio navetta copre e serve una certa tipologia di utenza (soprattutto giovanile), ma non risolve il problema.

E che dire della possibilità di passeggiare in tranquillità nelle due Marine?

Il budello di Tricase Porto è notorio e la reiterata convinzione che non si possa creare un’isola pedonale (causa l’attraversamento dei pulman) costituisce un ostacolo che deve essere superato.

Negli anni passati, poi, le Marine non sono state degnate di particolare attenzione per iniziative pubbliche di svago ed intrattenimento, avendo l’Amministrazione preferito concentrare tutte le serate estive nella centrale Piazza Pisanelli. Una scelta gradita ai tricasini, ma a discapito delle Marine.

La storia recente di Tricase porto e di Marina serra ha una spiegazione che risale agli Anni Settanta, quando la Regione Puglia, nell’esaminare il Programma di Fabbricazione, stralciò ampie aree rinviandole a successivi studi particolareggiati, mai approvati. Dopo sono intervenuti numerosi vincoli e, complice l’inerzia del Comune, la situazione si è sostanzialmente cristallizzata, ad eccezione di pochi interventi legittimi e di quelli abusivi.

Le due Marine si sono conservate pressocché intatte, la qualcosa, da un lato, ha giovato alla loro incontaminata bellezza, ma, dall’altro lato, ha impedito uno sviluppo edilizio che, se ben regolamentato, avrebbe consentito di far fronte ad una maggiore richiesta di ospitalità e, quindi, avrebbe contribuito all’economia cittadina più in generale.

Il paradosso è rappresentato dal così detto Ecomostro: nato per essere un albergo, ha finito per essere un rudere pericoloso e, soprattutto, inutilmente impattante sulla località marittima.

Un simbolo, inoltre, dapprima dell’inerzia del Comune e, poi, delle lungaggini della giustizia italiana.

Insomma: l’Estate è già iniziata e, ancora una volta, il rischio è che, con il caldo, tornino i soliti bollenti problemi.

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