di Alessandro DISTANTE
A tre settimane dal voto, le euforie dei vincitori e le amarezze degli sconfitti lasciano il campo alle analisi e alle riflessioni. Mentre ancora si attende di conoscere la composizione della Giunta, momento indubbiamente importante per comprendere come e con chi il confermato sindaco De Donno intende riprendere il cammino amministrativo, ospitiamo, in questo numero, alcuni contributi sul voto, utili per inserire l’appuntamento elettorale in un quadro politico più generale. Sono i primi passi per costruire una coscienza civica della quale, nel recente appuntamento elettorale, si è avvertita la carenza. La incapacità di sintesi politico-elettorali, i continui cambi di appartenenze, la predominante presenza di proposte civiche, hanno finito per dare peso, al primo turno, a logiche parentali ed amicali, e, al secondo, a giudizi più sulle persone (fondati o meno) che sulla proposta programmatica.
Tricase non è fuori dal mondo ma, in piccolo, racchiude fenomeni della politica nazionale ed internazionale. Se, ad esempio, a determinare le relazioni tra Stati, assumono importanza le esternazioni, al limite della ragione, di un Presidente che denigra uno Stato per colpa di … una fotografia, tocchiamo con mano quanto l’aspetto personale o personalistico finisca per prendere il sopravvento su questioni che involgono livelli collegiali e molto più ampi o, per dirla più correttamente, democratici.
Ma la democrazia è potere del popolo che richiede luoghi di elaborazione di progetti che si traducono in programmi, dove le scelte operative non sono unicamente finalizzate alla conquista del consenso e del potere. Se non si lavora sul medio/lungo periodo, si finisce per far coincidere ambizioni personali con finalità politiche e il modo di essere e di presentarsi del candidato diventa il criterio di scelta, importante ma anche pericoloso. Il deserto della politica e il venir meno dei luoghi del confronto sono alla base di un voto che ha quale unico criterio di scelta la capacità e l’affidamento della singola persona fino a personalizzare la proposta politica (vedi il fenomeno Vannacci).
Bene quindi che, anche attraverso un luogo quale può essere il nostro settimanale, si avvii un confronto costruttivo, non legato a logiche di acquisizione del consenso, qualunque esse siano; un confronto che rifugga da scelte tattiche quale può essere il confondere la causa con l’effetto o favorire formule politiche che finiscono per coincidere unicamente con scelte elettorali. Un confronto che diano spessore alla politica, quella vera!


