di Alessandro DISTANTE
Siamo ormai alla vigilia dell’avvio dell’attività amministrativa dopo lo svolgimento delle consultazioni elettorali. Quando andremo in distribuzione, molto probabilmente, saranno completate le operazioni di verifica da parte dell’Ufficio Elettorale con la proclamazione degli eletti e quindi, subito dopo, ci sarà la convocazione del primo Consiglio comunale.
I tempi lunghi delle verifiche stridono con l’esigenza di avere subito un Esecutivo e, francamente, mal si comprendono, considerato che, all’indomani del voto di ballottaggio, già si conoscevano gli eletti e la composizione del Consiglio. Ma tant’è!
Intanto, la Giunta sarà formata da chi ha sostenuto De Donno; sfumata ogni ipotesi di coinvolgere nell’Esecutivo espressioni di forze che, almeno ufficialmente, non hanno appoggiato il Sindaco nel turno di ballottaggio, il perimetro degli assessori sarà quello degli eletti. Sembra che non sia mai stata presa in considerazione l’ipotesi -pure possibile- di assessori esterni, dando così prevalenza alla rappresentatività degli eletti.
Fanno discutere e meritano riflessione le reazioni del mondo politico, impegnato nell’inserirsi nel panorama cittadino a valle del risultato elettorale. Da una parte, componenti civiche di neo costituzione, come il gruppo Prossima, sembra poter divenire il contenitore politico di alcuni Consiglieri comunali in odore di assessorato e gruppi dell’opposizione spingono per una sintesi politica non raggiunta in occasione delle elezioni; dall’altra, il Centro destra tenta di colorare politicamente la vittoria di De Donno.
Tentativi, gli uni e gli altri, ben comprensibili in una logica partitica, ma che porterebbero a configurare una realtà diversa dall’espressione di voto dei cittadini. De Donno ha sempre detto e ribadito che la sua era una proposta civica con pezzi del centro sinistra e con pezzi del centro destra ed ha presentato, a suo sostegno, quattro liste civiche. Di conseguenza, come potrebbe oggi accettare di qualificarsi come di centro destra? E al tempo stesso: come potrebbe chi si è presentato come civico ed estraneo a logiche di schieramento presentarsi con una casacca che non ha presentato ai suoi elettori?
Se il mandato ha un valore, il mandatario, pur non avendo alcun vincolo, deve pure essere coerente con la proposta sulla quale ha chiesto ed ottenuto il voto.
La questione che potrebbe ripresentarsi è quella di una politica imposta dall’alto e senza tener conto dei cittadini.
Un po’ quello che potrebbe verificarsi se, in occasione della riforma della legge elettorale, si giungesse, ancora una volta, ad imporre le candidature sicure con liste più o meno bloccate, senza la possibilità di scegliere il candidato.
Una politica che, dall’alto, impone le sue scelte, non avvedendosi che ogni “tradimento” ed ogni “chiusura” alla libera espressione del voto e alla libertà di scelta finisce per allontanare i cittadini dalla politica e quindi finisce per incidere sul livello di democrazia.
Quale sarebbe la reazione, ad esempio, se un ex Governatore della Regione Puglia, dopo essere stato parcheggiato presso una Commissione del Senato con un incarico grazie al quale non è tornato a fare il lavoro suo proprio, venisse candidato in una lista bloccata al Parlamento?
Qualcuno potrebbe pensare ad un’operazione all’insegna del potere e della salvaguardia della carriera personale e politica di una persona senza che il popolo -che parolone- abbia potuto esprimere alcuna forma di consenso. Si tratterebbe di un pensiero fuori posto?


