di Alessandro DISTANTE

Ai crolli alle Marine di Tricase -ed invero anche in altre località del Salento- dedichiamo gli articoli delle pagine interne.

C’è da riflettere se a Marina serra si scopre che c’era un progetto che, se realizzato, avrebbe evitato il crollo alla piscina e il divieto di balneazione.

Se poi si scopre che il progetto non è stato realizzato perché i pareri degli Enti preposti alla cura dell’interesse pubblico sono giunti in ritardo ed hanno bloccato il procedimento per l’approvazione e la realizzazione dell’intervento, c’è da riflettere ancora di più.

Eppure la normativa sul procedimento amministrativo ha, da tempo, previsto meccanismi di accelerazione che consentono di riunire intorno ad un tavolo tutti gli Enti interessati, creare un confronto e giungere ad una finale determinazione. Ma se si scopre che questo meccanismo procedimentale per la piscina di Marina serra era stato avviato e, ciò nonostante, non ha dato i suoi frutti, allora alle riflessioni si sovrappongono le preoccupazioni.

Sappiamo bene che un intervento in un posto così “prezioso” e “delicato” come un tratto di costa richiede -come è giusto che sia- l’ascolto ed il parere di tutti, ma se ciò, paradossalmente, porta alla paralisi, allora c’è qualcosa che non va. Verrebbe da dire che l’ottimo è nemico del bene. Sembra emergere, in generale, un atteggiamento di fondo: ogni soggetto portatore di uno specifico interesse si attesta a difesa di quello che è il suo punto di vista e manca la forza di trovare un’intesa e quindi di affrontare il problema, nei tempi e nelle forme giuste. Un deficit di politica, potrebbe dire qualcuno.

Ma c’è un’altra riflessione da fare: all’indomani dei fenomeni registrati in tutto il Salento, si sono succeduti sopralluoghi, incontri e iniziative utili a programmare un piano di interventi. Lo ha fatto la Regione, lo ha fatto la Provincia ed anche i singoli Comuni, come il nostro, hanno assunto deliberazioni d’urgenza; anche di questo diamo atto nelle pagine interne. Tuttavia gli interventi sono sempre a “giochi fatti” e mai in prevenzione, come invece dovrebbe essere; anche questa è una amara considerazione.

Infine: a muoversi, sul territorio, per verificare, scoprire ed eventualmente denunciare è stato un gruppo di operatori turistici di Marina Serra.

E gli altri? Ed i partiti politici? Eppure dovrebbero essere proprio loro, anche attraverso i loro rappresentanti nei vari Enti, a doversi fare carico di queste problematiche.

I gruppi di cittadini, magari spinti da interessi di categoria, si attrezzano e si muovono, finendo per scoprire colpe di chi dovrebbe curare gli interessi fondamentali, quale la salvaguardia dell’ambiente, e, ancora una volta paradossalmente, finisce per ostacolare interventi, apparentemente “duri”, ma necessari per evitare il peggio.

Eppure, sempre nelle pagine interne, trovano spazio due belle notizie: la presentazione del lido “Vengo anch’io” a Tricase Porto per soggetti con disabilità; si è realizzata per merito di un’Associazione (il Rotary del Capo di Leuca) d’intesa con altri Enti e con il Comune di Tricase. Un esempio di sana e proficua collaborazione per risolvere problemi come spiega l’ADOVOS a pag. 6. Una collaborazione che si sarebbe dovuta avere per Marina Serra e che invece non c’è stata, al punto che, in quel caso, le associazioni (e cioè i gruppi di cittadini organizzati) sono costrette a muoversi contro le Istituzioni, surrogandosi nella cura dell’interesse pubblico.

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