di Alessandro DISTANTE
Si chiuderà lunedì prossimo il turno elettorale che disegnerà il volto del nuovo Consiglio comunale e che porterà alla elezione del sindaco della nostra Città.
Vincerà, senza dubbio, il migliore e sarà il sindaco legittimo di Tricase! Fin da adesso, buon lavoro!
La campagna elettorale è stata contrassegnata, fin dall’inizio, da fratture e contrapposizioni sempre più profonde; dapprima una evidente incapacità di trovare sintesi che dessero peso ad una qualche proposta politica e ad una candidatura. Da qui la formazione di ben 17 liste create per dare spessore, anche elettorale, a ben sei candidati sindaco.
Ovviamente -come era ampiamente prevedibile- si è giunti al ballottaggio ed anche in questa seconda fase non si è riusciti a trovare sintesi tra le varie componenti del ricco panorama tricasino. Ogni sintesi comporta rinunce (anche di posti) e questa potrebbe essere stata una delle ragioni dei mancati apparentamenti. Ma c’era una ragione di fondo: come era possibile fare apparentamenti se al ballottaggio sono andate due proposte civiche o, almeno, così presentatesi agli elettori? Dopo aver rimarcato questo civismo (utile per guadagnare consensi) era molto difficile che, al secondo turno, si potessero trovare punti di convergenza.
Ma il processo di frantumazione e frammentazione è andato oltre, perché, alle frantumazioni iniziali si sono aggiunte ulteriori frantumazioni fino al punto che chi faceva parte di una coalizione non andata al ballottaggio si è ritenuto libero di esprimere il suo personale appoggio a Tizio o a Caio, pur rimanendo all’interno della forza politica che, ufficialmente e dopo ampia discussione, aveva poco prima annunciato di non appoggiare né Tizio né Caio.
Lo spettacolo è sconfortante: una politica, ammantata di belle parole, ma guidata unicamente da scelte personali se non addirittura personalistiche.
Il rischio è che si sia persa quell’etica che dovrebbe essere alla base di qualsivoglia impegno politico. Il messaggio che passa è una politica delle convenienze, del “vento che tira”, del salire in tempo sul “carro del vincitore”.
Ma la politica non è solo battaglia elettorale, peso di voti e prova di forza, ma è idealità, progettualità, scelte di fondo, battaglie di gruppo e non di singoli.
L’essere un giorno con l’uno e il giorno dopo con l’altro non è questione che si può liquidare come scelta personale e come tale incensurabile: in politica non esiste un confine tra condotte private e condotte pubbliche se si crede in una politica di comunità dove il noi deve prevalere sull’io.
Passato lunedì, il sindaco di Tricase, chiunque sarà, dovrà innanzitutto ridare credibilità all’arte di amministrare; finalmente potrà uscire da risposte vaghe e vuote nelle quali si è rifugiato in campagna elettorale e, dapprima, dire veramente cosa vuole e cosa può fare, e, poi, cominciare a fare, dando credito al suo operato e mettendo dei paletti fermi, coniugando etica e politica.


