Auguri e buon lavoro ad Antonio De Donno, confermato sindaco della Città di Tricase.

Gli elettori hanno premiato la continuità amministrativa e l’”usato sicuro”, a fronte di una proposta di cambiamento portata avanti da Andrea Morciano, una proposta che non ha convinto, anche perché offuscata da evidenti pressioni esterne e da una campagna elettorale dai toni eccessivamente alti. Ha vinto il candidato con maggiore esperienza civica, mentre è uscito sconfitto chi, per la prima volta, si avvicinava al complesso mondo della politica mostrando non poche difficoltà anche nella comunicazione pubblica.

La Città ha seguito la campagna elettorale con molta partecipazione; basterà considerare il notevole afflusso di pubblico in occasione dei confronti organizzati dal nostro Giornale.

Allo stesso tempo, proprio quelle due occasioni hanno fatto emergere una scarsa capacità, da parte di chi si proponeva, di affrontare in maniera concreta i problemi della Città: molti luoghi comuni, molte vaghe indicazioni, molta approssimazione, e, infine, tanta voglia di sconfiggere, anche sul piano personale, l’avversario di turno.

Sotto l’aspetto più strettamente politico abbiamo toccato con mano la incapacità dei partiti e delle coalizioni di trovare sintesi che dessero significato alla proposta elettorale; Tricase si è frantumata con una serie di proposte civiche e partitiche nessuna delle quali caratterizzata da percorsi partecipati ed allargati.

Al ballottaggio due proposte civiche sulle quali si sono inseriti giochi più ampi, con interferenze di chi, da fuori Città, ha visto nell’esito del confronto tricasino l’occasione per regolare i conti della politica su scala più ampia. Chi al primo turno aveva votato per altri Candidati, al ballottaggio ha scelto l’uno o l’altro sulla base di scelte personali, ma molti anche per valutazioni sul futuro della politica cittadina e provinciale sia a destra che, soprattutto, a sinistra.

Alla indignazione di non pochi cittadini per la formazione di ben 17 liste create al solo scopo di raccattare voti tra amici e parenti, si è aggiunta l’indignazione per un confronto che, specialmente al ballottaggio, ha toccato punti molto bassi per la crudezza dello scontro, ma anche per la incapacità o non volontà di andare oltre vaghe promesse. Tutto questo ha concorso a creare un disagio dal quale occorre partire, prendendo atto dell’attuale livello al quale la politica o, meglio, la non politica tricasina (ma non solo) è giunta, per costruire o ricostruire percorsi credibili ed autentici di educazione civica.

Potrà certo servire una scuola di formazione politica, ma ancor più servirà, mai che come in questo momento, un atteggiamento onesto di testimonianza che coniughi etica e politica e che sappia guardare al di là degli interessi corporativi delle categorie di persone, per mettere al centro il bene comune.

Ecco perché il confronto disastroso del 2 giugno è servito: ha messo a nudo quello che siamo. Toccato il fondo, occorre ripartire al di là dei soliti nostalgici ricordi di Tricase, della Città faro del Capo di Leuca, della tradizione politica tricasina. La realtà è ben diversa. E’ questa la verità e da questa verità occorre partire, facendo attenzione e spazio ai giovani, dei quali non ci si deve ricordare soltanto in campagna elettorale. A.D.

in Distribuzione

**Console Debug Joomla!**

**Errori nei file di lingua da analizzare**

**File lingua caricati**

**Stringhe non tradotte**