SABATO, 17 GENNAIO RITORNA IL VOLANTINO:
29 ANNI DI INFORMAZIONE, CONFRONTO E COMUNITÀ.
Sabato segna il ritorno in distribuzione del settimanale cittadino di Tricase, che giunge al suo 29° anno di vita.
Un traguardo importante per quella che, da sempre, è molto più di una semplice pubblicazione: una piazza cartacea dove si incontrano opinioni, storie, idee e punti di vista, nel pieno rispetto della libertà di espressione.
Il Volantino continua ad essere un luogo di confronto, riflessione e informazione, radicato nel territorio e vicino alla sua gente.
Un grazie sentito a tutti coloro che, con il loro sostegno e contributo, rendono possibile la sua pubblicazione.
Vi aspettiamo sabato, con il nuovo numero.
Buona lettura e… bentornati
TRICASE, 30 DICEMBRE 2025 - Nel primo anniversario della scomparsa di don Donato, i nipoti hanno voluto compiere un gesto carico di affetto e significato: durante la celebrazione nella chiesa di Sant’Antonio, hanno donato alla comunità alcuni oggetti personali del caro don Donato, insieme a una lettera carica di spiritualità e memoria.

La lettera di Ilaria BLEVE
Carissima comunità parrocchiale di Sant’Antonio e sacerdoti e diaconi presenti, vi porgo i saluti e gli auguri da parte di tutti noi familiari di don Donato.
Ad un anno esatto dalla scomparsa dello zio, con l’affetto che ci lega a questa comunità, abbiamo voluto ritrovarci insieme a voi, per celebrarne la vita e la fede.
Nonostante siamo tanti nipoti, abbiamo deciso all’unanimità e liberamente di donarvi alcuni oggetti personali dello zio: la bellissima pianeta simbolo del suo ministero sacerdotale, che stasera don Pierluigi indossa insieme alla stola che, potremmo dire, rappresenti tutti voi portati per tanti anni e con amore sulle sue spalle, il manipolo e il calice che sono qui esposti, tutti relativi al giorno della sua ordinazione il 9 luglio 1966. L’altro calice, regalo per il 25esimo anniversario, verrà utilizzato per la celebrazione di questa sera, e un camice.
Mentre stiamo percorrendo quello che sarebbe stato il 60esimo anno dall’ordinazione sacerdotale dello zio, che si completerà quindi il 9 luglio prossimo, ci sembrava bello riconoscere in voi la sua sposa, coloro ai quali ha cercato con il suo amore di trasmettere un amore più grande, quello di Dio per il suo popolo e la speranza nella vita nuova che è Cristo. Lo ha fatto in mille modi, dando spazio a chi aveva iniziativa, idee, e aiutando tutti ad operare insieme secondo le proprie capacità. Lo ha fatto con la cura per i bambini, ma anche per gli anziani, gli ammalati, i fragili, perché tutti insieme “siamo la chiesa”.
Ha anche trascorso tante ore della sua vita e notti insonni a comporre melodie sul suo pianoforte perché la preghiera dentro di lui si faceva canto nuovo. Anche quel pianoforte noi oggi lo consegniamo a voi perché lo custodiate con amore nel suo ricordo e possa essere un ausilio per i ragazzi per coltivare la bella arte della musica.
Vi doniamo anche il ritratto dello zio, realizzato dal maestro Xenopoulos, dopo il lavoro del grande affresco absidale di questa chiesa. Lo realizzò quando era tornato in Grecia e lo zio fu sorpreso proprio dalla sua capacità di ricordare i suoi lineamenti senza che gli fosse davanti, né avesse delle fotografie.
Questi beni vengono dati perché vengano utilizzati dalla Parrocchia per le attività liturgiche e pastorali, e che vengano custoditi con cura.
Permettetemi di ricordare stasera anche le zie Anna, Teresa e Pompea, che si presero cura dello zio fino al 2006 e si lasciarono sempre coinvolgere nel servizio a questa parrocchia, dai fiori alle tovaglie ai vari paramenti liturgici, ma anche con generosità nel donare i propri risparmi per la costruzione di questa chiesa, come ricorda anche l’abside che ne riporta i nomi.
Per noi familiari questa parrocchia è carica di ricordi, sin da quando eravamo bambini nella chiesa dei cappuccini e questa in cui ci troviamo ora che tante energie comportò da parte dello zio e della comunità. Parlava spesso in particolare delle tante iniziative e del tanto impegno delle catechiste (anche di chi non c’è più) per la raccolta dei fondi e poi di tanti che si prodigarono per lo stesso fine. Anche le nostre famiglie parteciparono.
Questa parrocchia perciò, al di là di quanto riusciamo a frequentarla personalmente, avrà sempre un posto speciale nel nostro cuore.
Voi avete avuto l’esclusiva della sua missione sacerdotale, e lui, fondatore della parrocchia è diventato espressione di quella pietra angolare ancora più solida che è Cristo ed oggi ormai intercede per noi presso il Padre.
Il ricordo di ciò che il vostro parroco don Donato ha costruito insieme a voi, e non mi riferisco più alle pietre di questa chiesa, ma a voi come persone, è una memoria che rimane. Rimane nei vostri cuori e nella vostra formazione. È necessario che rimanga l’effetto della sua azione pastorale: i gesti, la cura, l’affetto, i sorrisi, a volte i rimproveri, lo sprone anche solo con uno sguardo, come giorni fa mi ricordava qualcuno di voi. Per questa azione don Donato è nato ed ha operato in mezzo a voi per tutta la sua vita di sacerdote, fino all’ultimo giorno.
Noi vi ringraziamo per l’affetto che gli avete espresso nei tanti anni e per la cura che diversi di voi si sono presi di lui in varie situazioni e in vari modi, e ci auguriamo di camminare ancora insieme sulle orme di Cristo e di questi testimoni luminosi che Egli stesso ci ha “donato”. Grazie a tutti.
Il Direttore e tutta la Redazione augurano a voi lettori un sereno Natale e un felice 2026, ricco di pace, salute e buone notizie da condividere insieme…
Torneremo in distribuzione il 17 gennaio 2026
di Alessandro DISTANTE
Le festività natalizie sono da sempre associate al tema della pace. Il ritrovarsi nelle famiglie, i falò della vigilia, le funzioni religiose, l’albero e il presepe; e poi la giornata della pace, gli auguri per un nuovo anno di pace e di prosperità. Tante le suggestioni intorno ad una parola, “pace”, il cui significato rischia, proprio in questi giorni, di essere stravolto e tradito.
“La pace regna a Varsavia” è il celebre annuncio in una Città rasa al suolo dopo la repressione russa della rivolta polacca. Era il 1831.
Per venire ai nostri giorni la parola pace rischia di essere tradita se parliamo di pace nella striscia di Gaza. Un accordo che non viene sottoscritto dalle parti in guerra ma da altri, rappresentanti di altri Stati e di altri interessi. Una pace che non è neppure tregua se si pensa al perpetuarsi di una catena di morti e feriti e di distruzione di quel poco o niente che è rimasto.
Un’idea di pace ugualmente tradita se per la pace ci si prepara alla guerra. Il riarmo dell’Europa per fare fronte ad un nemico dipinto a tinte ancora più fosche di quelle che lo caratterizzano. L’industria bellica che si arricchisce a spese del welfare, minando quella sicurezza sociale che, se manca, impedisce una pace vera e duratura.
Una pace tradita nella chiusura sempre più propagandata ed attuata nei confronti di chi non può stare in pace perché muore di fame e di guerre. L’assurda pretesa di ritagliarci un’oasi di pace malgrado che intorno a noi popoli interi vivono tremende situazioni di persecuzioni, di miseria e di sfruttamento.
E poi non è un tradimento della parola pace se si propone Donald Trump per il Nobel per la pace o si giunge a nominarlo testimonial di pace abbinato ai mondiali di calcio? Si può premiare in nome della pace un personaggio che non esita ad usare termini irrispettosi e violenti, di disprezzo, chiamando spazzatura gli immigrati e perseguitandoli solo in quanto immigrati oppure che attenta alla libertà di stampa avviando procedimenti nei confronti dei giornali nemici oppure che si augura la fine della civiltà europea o, infine, che chiama maialina una giornalista poco allineata?
E poi quale pace se la Russia pretende di giungervi violando il diritto internazionale e la sovranità territoriale oppure se gli Stati Uniti minacciano azioni in un altro Stato indipendente, come il Venezuela, per combattere il traffico di stupefacenti pur essendoci organismi di polizia e giudiziari deputati a questo?
La forza, la violenza, le chiusure, le offese, tutte realtà “di moda” che non possono essere coniugate con la parola pace.
Verrebbe da dire: “Ma come parliamo?”, mutuando una celebre battuta di Nanni Moretti in Palombella Rossa. Già, ma come parliamo se usiamo a sproposito la parola pace e facciamo gli auguri di pace se mettiamo quella parola in relazione e non in contrapposizione con guerre, violenze, riarmi, ingiustizie, chiusure e tanto altro ancora?
Auguri perciò, ma attenzione alle parole perché -sempre per dirla con Nanni Moretti- “le parole sono importanti”!
“Nessuna esclusione: c’è solo chi ha scelto di sottrarsi al processo di costruzione unitaria per valutazioni politiche diverse o per ambizioni personali”
Il Cantiere Civico, ritiene necessario ribadire alcuni aspetti del percorso politico intrapreso da oltre due anni insieme alle altre forze organizzate del Centrosinistra.
Un percorso aperto: chi si è allontanato lo ha fatto per scelta
Sin dall'inverno del 2023, la coalizione dei partiti e di movimenti civici ha mantenuto aperti i tavoli di confronto politico e programmatico, al fine di costruire un progetto condiviso per la città di Tricase.
In questo contesto:
- sono stati attivati tavoli permanenti di lavoro;
- sono stati definiti criteri trasparenti e condivisi per individuare il candidato sindaco;
- è stato, infine, raggiunto l'accordo sulla figura del dott. Vincenzo Chiuri.
Nessun gruppo che abbia dimostrato disponibilità a partecipare è stato escluso da tale percorso. Al contrario, il gruppo che fa riferimento ad Andrea Morciano ha scelto di non partecipare ai momenti di confronto, ritenuti inutili e fuori luogo, collocandosi in tal modo al di fuori del processo unitario. Essere a disposizione significa mettersi in gioco, per il bene della comunità. E questa comunità ha bisogno di cooperazione e reciprocità, non di iniziative autoreferenziali.
Influenze esterne e richiesta tardiva di Primarie
La contestazione della candidatura Chiuri e la successiva richiesta di Primarie non rappresentano un contributo costruttivo al dibattito democratico. Tali posizioni risultano, piuttosto, espressione di dinamiche esterne al contesto cittadino, che rischiano di riproporre modelli di frammentazione già sperimentati in passato con esiti negativi per la governabilità della città.
Una coalizione coesa e aperta Il Cantiere Civico ribadisce il proprio sostegno al dott. Vincenzo Chiuri e conferma la solidità della coalizione.
Il lavoro svolto finora e quello da svolgere nelle prossime settimane resteranno improntati a serietà, collaborazione e ascolto per arricchirsi di nuovi contributi. La città ha bisogno di un percorso chiaro e condiviso, di idee e di amore. Non di iniziative che prescindono dal confronto collettivo e che mirano alla promozione dell’Io, mai del Noi.
Cantiere Civico