di Pino GRECO
Caso ex Adelchi, la O.L.C. chiede il risarcimento danni al Comune.
L’avvocato Antonio Quinto: “ La richiesta discende dal fatto che la condotta del Comune , come stigmatizzato dal Tar , si è connotata da profili di colpevolezza perché in altri casi analoghi il cambio di destinazione d’uso è stato concesso , in presenza degli stessi presupposti. Questo si traduce in una richiesta risarcitoria pari a 350mila euro per mancato incasso dei canoni di locazione così come da contratto di locazione che era già stato registrato”.
Andiamo con ordine. La O.L.C. Srl, che si occupa di costruzioni metalmeccaniche e carpenteria metallica, acquista nel 2019 l’intero stabilimento calzaturiero ex “Adelchi” per circa 4,5 milioni di euro. Dopo aver avuto le autorizzazioni da tutti gli Enti coinvolti, per aprire le prime due attività commerciali, viene negato il permesso di costruire per il cambio di destinazione d’ uso a commerciale da parte del Comune di Tricase perché, secondo quest’ultimo, la destinazione d’uso per quella zona è solo per scopi industriali e/o artigianali.
Dopo un iter giudiziario siamo ai nostri giorni. Dopo la vittoria al TAR, l'azienda O.L.C. quantifica i danni per il blocco triennale del progetto di sviluppo. Non basta il "via libera" burocratico arrivato ad agosto a sanare una ferita aperta da oltre tre anni. La vicenda dell’ex colosso calzaturiero "Adelchi", oggi di proprietà della O.L.C. S.r.l., entra nella sua fase più critica per i bilanci di Palazzo Gallone: quella della richiesta danni. Se da un lato il provvedimento autorizzativo permette finalmente la conversione industriale e commerciale del sito, dall'altro l'azienda metalmeccanica di Specchia non è disposta a ignorare il tempo perduto.
Al centro della contesa c'è un diniego comunale che il Tribunale Amministrativo Regionale ha ritenuto "infondato" e viziato da "carenza di istruttoria".
La strategia della O.L.C. è chiara: accertare le responsabilità e quantificare il danno economico. Il calcolo del risarcimento è ingente, basandosi sul mancato incasso dei canoni di locazione, così come previsto dal contratto di locazione già registrato.
Se il tribunale dovesse confermare la responsabilità civile del Comune, sarebbe una "grana" che rischia di gravare indirettamente sulle tasche dei cittadini, come spesso accade quando le amministrazioni perdono ricorsi legati a dinieghi ritenuti illegittimi
di Alessandro DISTANTE
E’ questo l’interrogativo che ogni elettore rivolgerà a chi gli chiederà il voto. Certamente l’elettore premierà chi si candiderà per un progetto di Città serio e realizzabile e chi si candiderà per essere al servizio della comunità e non di sé stesso o del suo gruppo di amici interessati.
Ovvio, direte, scontato!
L’augurio è che ciò sia vero ed è bello dirlo in un Giorno come quello della Liberazione nel quale si ricorda la “liberazione da” e si progetta la “liberazione per”.
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di Giuseppe R. PANICO
Con la bella stagione, crescono attività e presenze lungo la costa, come anche perplessità e polemiche su norme e vincoli relative alle attività turistico- balneari ora condizionate, oltre che dalle direttive europee (legge Bolkestein) sulle concessioni a gara di banchine, litorali e locali, dai crolli della falesia. Crolli che, pur marginali e risolvibili da tempo, hanno comportato rilevanti divieti che vanno, da noi, a sommarsi a quelli ormai “storici”.
La nostra Regione ha intanto emanato nuove norme per disciplinare le attività balneari su Stabilimenti Balneari e Spiagge Libere con Servizi, anche nell’ottica di una destagionalizzazione che possa favorire l’economia lungo i circa 900 km di coste pugliesi (33% di spiagge). Di tale costa, circa 1/100 (9 km), appartiene a Tricase che, col turismo sul mare, potrebbe incrementare, ben più che altrove, il reddito medio pro-capite dei suoi cittadini. Reddito che non può prescindere da qualità e quantità dei servizi costieri, ora caratterizzati, oltre che dalla assenza di Stabilimenti Balneari e Spiagge Libere con Servizi, dalla recente notevole riduzione di parcheggi, posti barca e posti balneabili.
Ancora meno frequentazione, dunque, oltre che di turisti, di tricasini, pur avvezzi al tollerato “fregarsene” di tanti divieti. Situazione che va ad incidere anche sui molti gestori di attività commerciali in paese e di case vacanze/albergo diffuso, ricavate dalle tante abitazioni cadute in disuso, per riduzione della popolazione e carenze di una moderna abitabilità nel centro storico. Lo vorrebbero egualmente i tanti cittadini dei paesi limitrofi in cerca di welfare o benessere sulla nostra costa.
La Giornata Dedicata al Mare (11 aprile), celebrata in questi giorni in tantissime realtà culturali e sociali e nei comuni costieri più sensibili anche verso tradizionali e storiche associazioni di livello nazionale e ramificate anche all’estero (come ANMI e Lega Navale, private da noi dello storico e pluridecennale supporto comunale), ci riporta alla memoria, oltre agli aspetti turistici, l’immensità degli interessi ambientali, economici, politici e, in particolare, geopolitici, coltivati sull’ insieme degli oceani.
Un insieme di vitale interesse delle nazioni rivierasche (e non solo) che contano, da sempre, sulla libertà d’uso del mare per i propri commerci (in Italia il 90% dell’economia viaggia sul mare) e su Marine Militari ben strutturate a proteggerla. Protezione occidentale oggi affidata, in somma parte, alle Marine dei 32 Paesi Nato che hanno a capo del Comitato Militare NATO, l’Ammiraglio Italiano Cavo Dragone, un tempo mio preziosissimo collaboratore. Nel Salento, proiettato nel Mediterraneo, oltre ai tanti uffici e personale delle Capitanerie di Porto/Guardia Costiera, abbiamo anche, oltre alla Base di Brindisi, la più grande Base Navale della Marina a Taranto e la vicina grande Base Aeronavale di Grottaglie (che ho avuto l’onore di comandare a lungo e notevolmente potenziare).
Un mare a noi vicino, dunque, ove si intrecciano vastissimi interessi anche energetici e militari. Come lo dimostra l’attuale guerra in corso in Medio Oriente, il suo grave impatto sul nostro vivere quotidiano e l’enorme importanza degli stretti (Italia racchiusa e “soffocabile” fra Suez e Gibilterra). Un mare che non può continuare ad essere assente dal dibattito culturale, politico ed amministrativo anche locale, nella ricerca di un più produttivo equilibrio fra ambiente, coltivato anche attraverso le recenti iniziative della Giornata Regionale della Costa (12 aprile), crescente crisi economica ed energie rinnovabili da sviluppare.
Quest’ultime in particolare, visto i crescenti costi dell’energia che importiamo in gran parte dall’estero, con conseguente scarsa competitività dei nostri prodotti, per gli errori di un passato troppo ambientalista e antinucleare, fuga altrove per trovare lavoro e povertà locale in aumento. Ci avviciniamo rapidamente alle amministrative, con candidati sindaco che, in quanto troppi, indicano già una rilevante frammentazione politica. Non conosciamo troppo dei loro programmi o come intenderebbero farci navigare (siamo tutti sulla stessa barca di nome TRICASE) verso un auspicabile “Rinascimento” o se il nuovo eletto si limiterà a gestire le consuete necessità, marginalità e sprechi, con lavori dai tempi infiniti ed euro finiti (PNRR).
Ci sarebbe un Piano Coste da rifare, un SI o un NO per l’Area Marina Protetta e per un Parco Eolico al largo, il Parco Costiero da riconsiderare e ben altro. Necessità, dunque, di un PUG “Terracqueo” di ben ampia portata che non sia ancora un mero “Cavallo di Troia”, con in pancia troppi interessati, utile a nuovi inganni e per invadere di nuovi nomi e cognomi Palazzo Gallone. Per poi essere ancora dimenticato, con scudieri e creduloni e senza acqua e senza paglia, nel basso delle sue scuderie.
di Alessandro DISTANTE
Tutti alle prese con la formazione delle liste. Mancano pochi giorni al temine per la presentazione delle candidature e gli osservatori cominciano ad ipotizzare le composizioni delle varie squadre: chi si candida con chi; quali categorie saranno coinvolte; quali interessi sono in gioco; quante donne; quanti giovani; quanti nuovi; quanti vecchi….La lettura dei candidati ed il criterio seguito nella loro candidatura sarà, senza dubbio, una chiave di interpretazione anche della proposta politica ed amministrativa. La campagna elettorale intanto è partita; non ufficialmente, ma i muri della Città già ospitano foto e messaggi che rendono note le candidature a sindaco e lanciano le prime indicazioni.
Anche i social hanno cominciato a diffondere spunti e suggestioni e non manca chi invita al dibattito su alcuni problemi da risolvere con urgenza e con priorità. Interessante la campagna di ascolto e di confronto che non pochi candidati hanno avviato o dicono di voler avviare. Ed è proprio questo elemento che deve costituire un criterio per la scelta e per una partecipata gestione politica e amministrativa. In una moderna amministrazione che intenda farsi carico del problema democrazia, il metodo di governo assume un fattore rilevante: non basta cioè risolvere i problemi ma diventa importante praticare un metodo partecipativo per risolverli.
I due aspetti (il “cosa fare” e il “come fare”) non sono aspetti distinti e separati o, addirittura, contrapposti, ma sono strettamente legati perché se su una questione (quale può essere ad esempio il verde pubblico) si ascoltano i cittadini, singoli o associati e se poi li si coinvolge nella soluzione ed addirittura nella gestione, allora certamente la soluzione che si attuerà (il “cosa fare”) sarà la migliore possibile, perché conseguenza di un percorso coinvolgente e arricchito dalle conoscenze e dall’esternazione dei bisogni e delle idee dei cittadini (il “come fare”).
Sono maturi i tempi per passare da un’amministrazione partecipata ad un’amministrazione condivisa. Un passaggio che comporta un salto nella qualità della cittadinanza, oltrechè, ovviamente, dei politici-amministratori. Un cittadino che si interessa e che si propone come soggetto attivo, specialmente se in gruppo, diventa coamministratore e protagonista del suo essere pienamente partecipe delal vita amministrativa o, detto in altri termine, concorrerà, insieme agli amministratori, al raggiungimento del bene comune. In questo senso il ruolo dell’associazionismo e, più in generale, del volontariato o, nello specifico, del Terzo Settore diventa fondamentale.
Al contempo gli Amministratori devono valorizzare questo possibile contributo, dando fiducia nell’ascolto e nella forza della partecipazione attiva. E’ una strada, forse l’unica, per ridare ossigeno alla democrazia e passare da una politica della delega (vi abbiamo eletti ed ora fate voi) ad una politica della condivisone; è un percorso che aiuterebbe ad evitare il rischio di una politica autoreferenziata (siamo stati eletti e ne riparliamo tra cinque anni) ad una politica del confronto e della condivisione. Sarà interessante conoscere anche su questa fondamentale questione quali saranno le prassi di governance che i candidati vorranno mettere in atto e giudicare, con il voto, chi e quale fra le proposte, oltre ad essere detta e annunciata, è poi veramente credibile.