Intervista a cura di Alessandro DISTANTE e Alfredo SANAPO
Proseguiamo nel progetto di far conoscere artisti tricasini.
Dopo Mimmo Camassa, questa settimana abbiamo incontrato Fausto Morciano, attore di teatro e di cinema


Ci vuoi dire come è nata e come hai sviluppato la tua passione per il teatro?
Fin da piccolo avevo il desiderio di fare l’attore ma non so dire da dove provenisse. A Tricase non c’era teatro, non ricordo di particolari esperienze a scuola, a parte una recita alle elementari e, da bambino, non ero molto libero di andare al cinema o guardare film in tv.
E’ un desiderio innato.
Penso di si. Dopo il Liceo Classico Stampacchia, sono andato a Bologna dove mi sono iscritto al DAMS, ma non avevo un’idea precisa; andavo un po’ alla cieca, anche se il mio pensiero era sempre quello di fare l’attore. Ricordo la prima volta che entrai in aula, c’era lezione di storia del teatro. Lasciai la lezione a metà. Avevo scoperto che il D.A.M.S. era una facoltà di Lettere e Filosofia., tutto solo teorico. Però, nelle aule di via Galiera, sempre all’interno del D.A.M.S. c’era il Corso di avvicinamento al Teatro. A dirigerlo era Gerardo Guccini, fratello del cantautore Francesco. Era il Teatro così detto Terzo, legato alle esperienze innovative e di sperimentazione di Jerzy Grotowski e del salentino Eugenio Barba. Lì cominciai a frequentare i primi laboratori, uno dei miei insegnanti è stato Stefano Vercelli, uno straordinario attore che aveva lavorato con Grotowski.
E dopo Bologna?
Dopo mi sono spostato a Roma; ero attratto dalla figura dell’attore, diciamo, più tradizionale. Cominciai a frequentare una scuola di teatro nella Capitale, il mio debutto come professionista è stato nel 2002, all’età di 25 anni (già tardi!) in Medea di Euripide con la regia di Sebastiano Lomonaco al Teatro di Messina. Un mio amico mi aveva detto che al Teatro Valle, un Teatro di Roma oggi purtroppo chiuso, stavano facendo dei provini: mi presentai e mi presero. Dopo ci sono state diverse esperienze lavorative, anche di rilevanza nazionale, tuttavia, mi sentivo ancora acerbo, e così mi sono trasferito a Genova, alla Scuola del Teatro Stabile, dove sono entrato in contatto con una Maestra, che è stata per me, molto importante : Anna Laura Messeri.
Come hai fatto a trovare questi lavori? Ad entrare nel giro?
Quando ho cominciato non c’era internet e, ricordo, che avevo tirato giù una specie di rubrica telefonica con tutti i numeri delle produzioni, chiamavo e chiedevo se stavano facendo dei provini per le produzioni future. Ero molto caparbio. Comunque non sono entrato in nessun “giro”, sono solo una persona che fa il suo lavoro.
Secondo te, contano di più le scuole di teatro o stare alla scuola di grandi maestri?
Scuole di teatro ce ne sono tante, ma i Maestri sono pochissimi. Per formare un attore ci vogliono almeno tre o quattro anni di studio, dalla mattina alla sera, con una serie di insegnati che si occupano della tua formazione sotto diversi aspetti, oltre a quello principale della recitazione. Anche l’attore che è uscito da un reality, magari non te lo dice, ma ha dovuto prepararsi. Oggi, poi, anche in Italia, ci sono nuove figure di collaboratori, come quella molto importante dell’acting coach, che ti può assistere nel preparare un provino o nel percorso di creazione di un personaggio, c’è la possibilità di aggiornarsi costantemente, con metodologie diverse… ma abbiamo anche chi sostiene che tutto questo non serva a nulla.
A Tricase, come in altri paesi, ci sono tante iniziative teatrali con tanta gente che si cimenta. Che ne pensi?
E’ una esperienza bellissima; fare teatro, a livello amatoriale, è stupendo. Aiuta ad aprirsi, ad essere più felici, a scoprire se stessi. E’ un’attività che dà gioia e per questo è bellissimo il fiorire di queste iniziative. Certo, il teatro fatto per professione è un’altra cosa. Il discorso è complesso, faccio un esempio: per i prodotti gastronomici abbiamo una certificazione di qualità, che attesta che un prodotto rispetta determinate caratteristiche, e quindi è D.O.P. Anche l’artigianato artistico è così, uno spettacolo se ha determinate caratteristiche è Teatro, se no è qualcos’altro. E il pubblico deve essere messo nelle condizioni di distinguere le varie proposte. In questo modo può sviluppare un gusto, una conoscenza: la più grande risorsa del teatro è il pubblico.
Come vedi il Salento che, specie nel cinema, ha trovato un suo spazio importante?
Voglio condividere con voi la gioia che ho avuto in questi giorni per un corto che girerò proprio nel Salento; il titolo è “Fazenda”, il produttore è Piero Melissano, anche lui di origini salentine e lavorerò con l’attrice Antonella Salvucci. Questo a conferma che il cinema in Puglia vive una buona stagione. Per me avere la possibilità di lavorare nel cinema pugliese, significa approcciare dei personaggi con i quali ho in comune un sostrato profondo, archetipico. Le radici per un attore sono un tema cruciale. Ma la radice può avere anche dei lati oscuri. Il compito dell’attore è proprio quello di andare ad illuminare le zone d’ombra, portare alla luce le parti di noi che abbiamo dimenticato, nascosto o addirittura represso. Quando questo avviene, allora c’è una sorta di trasfigurazione, di autoriconoscimento, che coinvolge necessariamente anche il pubblico.
Quali i tuoi progetti futuri. Magari tornare a Tricase ed aprire una scuola di teatro?
Scuola di teatro meglio di no. Non sono contrario all’insegnamento della recitazione ma come ho detto prima la formazione dell’attore è una cosa molto delicata e complessa. In questi giorni sono in prova con uno spettacolo che andrà in scena prossimamente, nell’ambito delle manifestazioni Giubilari. E’ uno spettacolo di danza, strutturato in due coreografie, “Rami: il Nido della Speranza” e “Sinfonia per la pace”. Il protagonista è affidato a me che sono un attore. Andremo in scena nella Sala Nervi, in Vaticano. La coreografa è Sonia Nifosi, un’artista geniale con cui sto collaborando ultimamente.
LA CARRIERA DI FAUSTO MORCIANO
Fausto Morciano è un attore nato a Tricase (LE) nel 1977. Dopo la maturità classica, lascia il Salento per gli studi universitari al DAMS di Bologna, dove si avvicina per la prima volta alla recitazione. Debutta nel 2003 in un ruolo da co-protagonista accanto a Ottavia Piccolo e Ivano Marescotti, in "Bellissima Maria" di R. Cavosi per la regia di Sergio Fantoni. Lavora in teatro con Giancarlo Sepe, Sebastiano Lo Monaco, Claudio Di Scanno, Sergio Basile. Si diploma alla Scuola del Teatro Stabile di Genova diretta da Annalaura Messeri nel 2011. Continua a lavorare in teatro con Mario Jorio, Fabio Gravina, Marco Belocchi mentre per il cinema partecipa ai film diretti da Edoardo Winspeare, Federico Rizzo, Cosimo Terlizzi, Roberto Capucci, Antonio Bido. Vive a Roma e continua ad approfondire la tecnica con Michael Margotta, Francesca De Sapio, Francesca De Santis (tecnica Chubbuck) e Beatrice Pelliccia del Susan Batson Studio.
Tricase - Il Comune ha affidato d’urgenza alla ditta EP SpA con sede in Roma il servizio di refezione scolastica per il periodo 15 ottobre/31 dicembre 2025.
I pasti che verranno serviti saranno, in media, 550 al giorno al costo unitario di € 4,70 oltre IVA per un importo complessivo stimato in € 126.354,80 IVA inclusa.
Le condizioni di contratto saranno le stesse del precedente servizio mensa e, a breve, il Comune indirà la gara per l’affidamento del servizio

Come anticipato nel numero scorso, il Consiglio Comunale ha approvato, all’unanimità, la variante urbanistica in deroga allo strumento urbanistico che consentirà all’Ospedale Panico di completare un intervento (la così detta Piastra) e intervenire sul Pronto Soccorso.

La strada seguita è stata quella della conferenza di servizi prevista per gli impianti produttivi; mancando aree idonee allo scopo, la normativa consente di andare in variante e in deroga allo strumento urbanistico e di effettuare interventi che, diversamente, non potrebbero essere effettuati. Ovviamente, ciò è possibile se l’intervento ha un interesse pubblico e, nel caso di specie, non c’è dubbio che l’Ospedale è portatore di un interesse pubblico.
D’intesa con la Regione, il Comune, sotto la guida dell’Ufficio tecnico, ha proceduto quindi alla variante sbloccando una situazione che, nei mesi scorsi, aveva portato a rinviare l’esame di un progetto che aveva incontrato non poche perplessità. Il voto è stato unanime, sia da parte della maggioranza che dell’opposizione. Qualche rilievo è stato comunque mosso e ciò sia dalla minoranza (intervento del consigliere Giovanni Carità) che dalla maggioranza. In particolare il consigliere Ippazio Cazzato ha ricordato che il progetto così come era stato presentato un anno addietro non poteva essere approvato perchè “devastante” così proseguendo: “Oggi non è che sia eccezionale, ma certamente meno devastante per il territorio”.
Il consigliere Cazzato ha fatto riferimento in particolare allo “stravolgimento dell’entrata principale” che verrebbe collocata sulla strada che congiunge Depressa con Tricase. Al riguardo il consigliere Vito Zocco ha chiarito che “l’acceso principale non sarà … il cancello aperto sull’angolo di via Giovanni XXIII, ma è un’apertura che sta più sopra, verso i poliambulatori, quindi ci sarà l’apertura dei poliambulatori, l’apertura attuale, odierna e l’apertura laterale di fronte a Dolce e salato”.
Sulla necessità di ritornare sull’assetto complessivo della zona si sono succeduti altri interventi ed in particolare quello del consigliere Carmine Zocco e del Sindaco De Donno, il quale ha fatto riferimento a possibili finanziamenti per una sistemazione complessiva della viabilità per l’intera zona.
La Regione, nell’esprimere il suo assenso alla variante, aveva posto, come condizione, un limite al frazionamento e alla alienazione della struttura per un periodo di cinque anni. La prescrizione è stata poi superata a seguito di Osservazioni da parte della Pia Fondazione, sicchè si è giunti alla diversa prescrizione che la struttura non potrà cambiare destinazione e quindi dovrà rimanere una struttura sanitaria.
di Alfredo SANAPO

di Alessandro DISTANTE
E’ giovedì mattina; giunge la notizia di un accordo tra Israele ed Hamas e, per questo, cambio volentieri il mio editoriale.
Merito degli sforzi di mediazione delle diplomazie, ma merito anche delle iniziative di alcuni Paesi di riconoscere lo Stato di Palestina, della presa di posizione di molti rappresentanti all’Assemblea ONU che hanno abbandonato l’Aula quando Netanyahu ha preso la parola e merito anche, e non da ultimo, della grande mobilitazione popolare.
Le manifestazioni dei giorni scorsi per la crisi di Gaza hanno fatto emergere, inaspettatamente, una partecipazione, specialmente giovanile, che merita di essere valorizzata, anche perché svoltasi secondo modalità pacifiche e non violente.
Le “clamorose” navigate della Flottilla, seguita dopo pochi giorni da altre Flottille (una delle quali salpata da Otranto) con carichi di aiuti umanitari e volontari medici ed infermieri, hanno portato ad una partecipazione larga che, al di là dei provocatori per professione di tafferugli e scontri, ha fatto toccare con mano una sorta di risveglio delle coscienze. Non secondaria la mobilitazione della Chiesa con l’arma della preghiera (e non solo) e con la presa di posizione di alcuni Cardinali (Pizzaballa e Parolin).
Una mobilitazione diffusa: è accaduto anche a Tricase dove una iniziativa promossa da ADOVOS, con la partecipazione anche di Tricasémia e Presepe Vivente, ha consentito di raccogliere fondi per le popolazioni vittime della guerra in Medio Oriente; a Tricase, dove si creano occasioni per conoscere meglio la storia e la genesi della crisi israelo-palestinese, come l’incontro nel castello di Tutino con il prof. Luigi Cazzato e la serie di incontri organizzati dalla Parrocchia di Sant’Antonio.
Insomma, una volta tanto la convergenza di forze, delle Istituzioni e della popolazione, ha portato al frutto sperato: se non la pace, almeno, al momento, la fine di un dramma.
Sempre nei giorni scorsi, le elezioni per il rinnovo di alcuni consigli regionali hanno fotografato un astensionismo spaventoso (in Calabria ha votato solo il 43% degli aventi diritto), un segnale diametralmente opposto rispetto ai numeri dei cortei per Gaza.
Una recente indagine della Fondazione Toniolo rivela che i giovani, malgrado le ansie e le preoccupazioni, credono nel futuro. La ricerca mostra che i giovani hanno una profonda sensibilità verso gli altri, un’attenzione alle regole e un grande senso della giustizia. Forse proprio quest’ultimo elemento è alla base delle manifestazioni contro il genocidio.
Il problema è, allora, di avvicinare i giovani alle Istituzioni e di incanalare le loro speranze nel dibattito politico; servirebbe a dare ossigeno alla democrazia e spingerebbe ad inserire battaglie specifiche, come quella per Gaza, in uno scenario più largo, educando ad una mobilitazione permanente in favore di tutte quelle realtà dove vi sono vittime di ingiustizie e di violenze e dove si offende il diritto internazionale e, più in generale, il diritto e i diritti anche basilari delle persone.